Opec riduce stime della domanda del greggio, prepara nuovi tagli

Pesano l’aumento dello shale oil, frenata dell’economia e politiche ‘verdi



ROMA. L'Opec prevede un'ulteriore calo della domanda di greggio prodotto dal Cartello e vede una riduzione della propria offerta di altri 1,6 milioni barili al giorno entro il 2025, anche per l'impatto dell'aumento di produzione di shale oil negli Stati Uniti che dovrebbe crescere di 6,7 milioni di barili al giorno nel medio termine. Il quadro è tracciato nel World Oil Outlook 2019 presentato dall'organizzazione che riunisce i produttori di petrolio a Vienna. Il prossimo 5 dicembre è in programma la riunione dell'Opec+ (ovvero i Paesi aderenti più la Russia) e in quella occasione si discuterà se ridurre ancora la produzione oppure mantenere lo status quo e riconfermare l'attuale taglio di 1,2 milioni di barili al giorno. Nel dettaglio del mercato globale dell'oro nero l'organizzazione internazionale stima un rallentamento della domanda globale di petrolio da quota 1,1 milioni di barili al giorno del 2019 a 900.000 barili nel 2024. Questo tenendo conto del generale deterioramento della crescita economica globale e anche delle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici attuate da molti governi, in particolare nel mondo Occidentale. Nel World Oil Outlook si prevede infatti che la domanda di petrolio raggiungerà i 110,6 milioni di barili al giorno entro il 2040 e che la spinta maggiore verrà da parte dei Paesi non Ocse con una crescita di 21,4 milioni di barili (rispetto al 2018). Al contrario, la domanda da parte dei Paesi dell'area Ocse dovrebbe contrarsi di 9,6 milioni di barili al giorno. Più in generale, nel rapporto si mette in evidenza un peggioramento per i mercati dell'energia riscontrando che gli ultimi 12 mesi si sono rivelati "difficili" e che a fronte dei "segnali di stress nell'economia globale", le prospettive di crescita a livello mondiale "nel breve e medio termine, sono state riviste più volte nell'ultimo anno". Per l'Opec, il fattore di maggiore pressione rimane la forte crescita produttiva del petrolio statunitense attraverso il 'fracking'. Nel report viene spiegato che "il principale motore della crescita dell'offerta non Opec a medio termine rimane in modo schiacciante negli Stati Uniti" e si stima che entro il 2025 la produzione dell’America del Nord aumenterà di oltre il 40 per cento raggiungendo 17 milioni di barili al giorno, ossia 3,1 milioni al giorno in più rispetto a quanto previsto dall'Opec l'anno scorso.

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