Oprah e le altre, dilaga Time’s Up



GOLDEN GLOBE/PER LA TV VINCE L’AFROAMERICANO DEL TORO. “TRUMP? MEGLIO ALTRI MOSTRI”

LOS ANGELES. Hollywood è nota per i tappeti rossi pieni di vestiti coloratissimi, dorati, luccicanti. Non questa volta. Nessuno ha osato disobbedire agli ordini di Reese Witherspoon, Emma Stone, Meryl Streep e Shonda Rhimes le quali hanno lanciato l’iniziativa Time’s Up e chiesto ai partecipanti della 75/a edizione dei Golden Globes di vestirsi di nero, uomini e donne, in solidarietà con le vittime di molestie sessuali. “E’ stato un anno difficile”, ha detto Reese Whiterspoon, mentre, accanto a Laura Dern e Nicole Kidman, ha parlato alla stampa dopo aver ricevuto il premio per la serie televisiva Big Little Lies. “Non siamo mai stati così uniti a Hollywood, uomini e donne, nel voler esporre le molestie subite. A Hollywood siamo fortunati, la gente ci ascolta, per altri è quasi impossibile raccontare la propria storia. Siamo qui anche per loro”. Le tre star hanno anche sottolineato che Time’s Up è un movimento che chiede la fine di quei contratti che obbligano chi li firma a risolvere qualsiasi problema col proprio datore di lavoro in caso di molestie fuori da un tribunale. E che bisogna battersi per una maggiore uguaglianza nel mondo del lavoro. “In tutta la mia carriera ho lavorato con solo due direttori della fotografia che erano donne - ha det- to Nicole Kidman - Ci vogliono più donne davanti e dietro la telecamera e ci vogliono più film che raccontano storie al femminile”. Frances McDormand, premiata come miglior attrice per la sua interpretazione in Tre manifesti a Ebbing Ebbing, Missouri, sembra non aver dubbi: “Non si torna indietro, ci sarà cambiamento”. Più realisti il regista Martin McDonagh e Allison Janney, miglior attrice non protagonista in I, Tonya. “Diciamo che sapevamo cosa succedeva anche prima, magari ora stiamo imparando a parlarne”, ha detto in sala stampa McDonagh, che si è portato a casa la statuetta per la sceneggiatura di Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Janney in- vece pensa che non si riuscirà a mettere fine alle molestie: “Però i responsabili dovranno cominciare a rispondere delle proprie azioni”. Molti attori avevano una spilletta alla giacca con la scritta Time’s Up, disegnata e prodotta in meno di due settimane con l’aiuto dei designer Arianne Phillips e Michael Schmidt, che ne hanno stampate 500. “L’ho indossata perché sento la responsabilità di alzare la voce a difesa delle donne molestate”, ha detto l’attore James Franco dopo aver ritirato il premio come miglior attore in una commedia/musical in The Disaster Artist. “Vestirsi tutti di nero è un primo passo - ha detto Oprah Winfrey, vera star della serata, premiata con il Cecil B. DeMille Award per il suo contributo nel mondo dello spettacolo - Ma ancora più importanti sono i soldi che questa iniziativa sta raccogliendo”. Una somma che finora arriva a 15 milioni di dollari, da destinare alle difesa legale delle vittime delle molestie sessuali fuori dalle mura di Hollywood. “Non c’è categoria professionale e non c’è Paese in cui questo problema non esista, dalle infermiere a chi lavora nei campi, dagli avvocati ai militari”, ha continuato la Winfrey. Nella sala stampa, oltre a parlare del movimento Time’s Up e dell’esigenza di far lavorare più donne in ruoli di primo piano nel mondo del cinema statunitense, si è festeggiato il primo attore afroamericano a portarsi via il primo Golden Globe come miglior attore in una serie tv, ovvero Sterling K. Brown per la sua interpretazione in This Is Us, in Italia trasmessa da Foxlife. E il film d’animazione Coco, che esplora la cultura messicana, ha dato modo al regista Lee Unkrich di parlare dell’importanza del senso di appartenenza dei messicani alla propria cultura in un momento storico in cui il presidente statunitense Donald Trump tiene col fiato sospe- so circa un milione di migranti arrivati negli Stati Uniti da bambini e che dice voler espellere presto. Il nome del presidente degli Stati Uniti in realtà non è mai stato nominato in sala stampa, se non in maniera indiretta. Quando un giornalista ha chiesto a Guillermo Del Toro, che ha vinto il premio come miglior regista per The Shape Of Water (film che racconta una storia d’amore tra una donna e un mostro che vive sott’acqua) se avesse voluto fare un film con Donald Trump, il regista messicano ha dato una risposta secca: “No, sono interessato in un genere diverso di mostri”.


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