Ora l’accusato è Woodcock



CONSIP/AZIONE DISCIPLINARE CONTRO IL MAGISTRATO: “NON DOVEVA PARLARE”

NAPOLI. Erano i giorni arroventati delle polemiche sull’inchiesta Consip, dopo la scoperta di una presunta manipolazione delle intercettazioni da parte di un ufficiale dell’Arma fatta allo scopo - secondo i commenti meno benevoli - di danneggiare Matteo Renzi attraverso il coinvolgimento nelle indagini del padre, Tiziano Renzi. Fu nel pieno della temperie mediatico- giudiziaria che il quotidiano la Repubblica rese nota l’opinione di Henry John Woodcock, il magistrato che aveva avviato e dato impulso all’indagine prima che la parte più consistente e delicata di quei faldoni di decine di migliaia di pagine venisse trasferita a Roma. Il pm della procura di Napoli che aveva aperto le indagini su quel presunto sistema di tangenti in cui erano finiti nomi importanti, e contro cui veniva in maniera più o meno esplicita puntato l’indice accusatore - avendo egli diretto l’attività investigativa dei carabinieri del Noe e del capitano Gianpaolo Scarfato finito nel mirino dei magistrati di Roma - affermò di non ritenere che quell’ufficiale avesse intenzionalmente alterato l’intercettazione. Spiegò che doveva essersi trattato sicuramente di un errore e si domandava: cui prodest? (a chi giova?, ndr). Quelle spiegazioni, oltre al fatto stesso di aver rilasciato dichiarazioni a un organo di stampa, sono ora alla base degli addebiti contestati dal procuratore generale della Cassazione Pasquale Ciccolo che ha avviato lunedì un procedimento disciplinare a carico del pm anglo-napoletano. Due i rilievi mossi dal pg, titolare dell’azione disciplinare davanti al Csm. Nel primo dei capi di incolpazione si fa riferimento a un presunto comportamento ‘’gravemente scorretto’’ nei confronti del procuratore reggente di Napoli Nunzio Fragliasso. Il procuratore, nel corso di una riunione con altri magistrati al termine della quale si decise di confermare la fiducia agli investigatori del Noe (ai quali invece la procura di Roma aveva ritirato la delega di indagine), avrebbe invitato Woodcock a mantenere un assoluto riserbo con gli organi di informazione (“evitare commenti, esternazioni e dichiarazioni”). Dopo l’emanazione di un comunicato stampa in cui Fragliasso negava contrasti con la procura di Roma (contrasti sempre negati dallo stesso Woodcock), la sera del 12 il pm avrebbe rilasciato l’intervista a La Repubblica. Disattendendo quindi, secondo la ricostruzione del pg presso la Suprema Corte, la disposizione del capo della procura partenopea. Nel secondo addebito si parla ancora di una ‘’grave scorrettezza’’, questa volta ai danni dei magistrati della procura di Roma, consistita nell’aver sostenuto, nell’intervista, che il falso attribuito all’ufficiale del Noe era frutto a suo avviso di un mero errore e non certo un depistaggio intenzionale. Per il pg della Cassazione in tal modo Woodcock avrebbe interferito nell’attività della procura di Roma in quanto avrebbe pubblicamente ‘’contraddetto e svalutato l’impostazione dei magistrati della Capitale’’. Quelle parole di Woodcock il quale, in estrema sintesi, mostrava di credere nella buona fede dell’investigatore finito nei guai giudiziari a Roma sono state interpretate dal pg Ciccolo come un tentativo di interferire nella inchiesta della procura della Capitale per la quale l’ufficiale dei carabinieri è responsabile di falso (anche se la circostanza dovrà essere comunque oggetto di approfondimenti). Aquanto si è appreso, agli atti del procedimento avviato dal pg vi sarebbe una relazione di servizio firmata dallo stesso Fragliasso, non si sa se di iniziativa del procuratore reggente o se redatta in seguito a una richiesta di chiarimenti da parte del procuratore generale. All’indomani dell’avvio del procedimento disciplinare, una giornata di ordinario lavoro per Woodcock. Inutili i tentativi dei giornalisti di avvicinarlo. Ha trascorso diverse ore alle prese con alcuni dei fascicoli più importanti relativi alle indagini che sta conducendo: dalle inchieste contro i clan della camorra (una delle quali ha portato proprio lunedì alla condanna all’ergastolo dei presunti autori dell’omicidio di un boss, ucciso nel corso della sanguinosa faida del Rione Sanità), alle indagini su presunte tangenti nel settore sanità, negli appalti del porto di Napoli e quelle sul cosiddetto ‘’sistema Romeo’’ scaturite dalla vicenda Consip, ovvero la parte residuale del fascicolo rimasta a Napoli.


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