Orlando minaccia il forfait



PD/IL GUARDASIGILLI CHIEDE CHE GLI VENGA GARANTITO IL 20% DEI SEGGI SICURI

ROMA. Andrea Orlando e i suoiminaccianodi"dareforfait", "saltare un giro", ovvero non candidarsi e non fare campagna per il Pd, se non gli verrà garantito il 20% dei seggi sicuri. Gli alleati reclamano molti più collegi di quanti i Dem gliene possano offrire. I territori alzano la voce contro i "catapultati", i parlamentari uscenti inondano di messaggi i telefoni dei capi corrente. Ma a poco più di venti- quattro ore dalla direzione del Pd che, domani alle 10.30, passerà al vaglio le liste, poche sono le certezze. E lo stesso Matteo Renzi non ha ancora deciso in quanti listini plurinominali correre, oltre al suo collegio di Firenze: potrebbero essere tra i tre e i cinque, ma si attende anche di capire dove si schiereranno i leader avversari, per possibili sfide a distanza. In serata da ambienti Pd trapela che il segretario, spazientito per l'atmosfera da "Cencelli" e tentato da un approccio più tranchant, candiderà tre professori nelle liste Dem: il rettore di Messina Pietro Navarra, l'ex rettore di Camerino Flavio Corradini e il rettore di Udine Alberto Felice De Toni. Renzi schiera anche per la campagna elettorale il ministro Carlo Calenda, che ha scelto di non candidarsi: oggi lo porterà con sé in studio a Porta a Porta, insieme con l'ex segretaria dello Spi-Cgil Carla Cantone, che correrà a Bologna. Il leader Dem ha anche deciso che a sfidare Pier Luigi Bersani nel suo collegio sarà l'ex bersanian-cuperliano Andrea De Maria. Nel giorno in cui Paolo Gentiloni, da Davos, frena sull'ipotesi di un governo di larghe intese con Berlusconi, il ministro Carlo Calenda conferma che non sarà candidato ma potrebbe accettare di fare il ministro di un governo, anche di larghe intese, di cui condivida il programma. Ma il "dopo" è ancora un miraggio per i tanti che attendono di sapere se avranno una chance di entrare in Parlamento. E per gli alleati, che lamentano di non poter chiudere le loro liste, perché non hanno il quadro della coalizione. In realtà, il Pd ha già messo la sua offerta sul piatto: cinque posti a +Europa (ne chiedeva sette), quattro a Civica popolare (Pier Ferdinando Casini a Bologna; Gabriele Toccafondi e Sergio Pizzolante in Emilia; Beatrice Lorenzin non si sa ancora dove, dopo la 'ribellione' di Prato), due o al massimo tre a Insieme, che è sul piede di guerra. Riccardo Nencini, Angelo Bonelli e Giulio Santagata alle 16 arrivano al Nazareno per un incontro ma escono subito dopo: "Renzi è riunito con i suoi, torniamo più tardi". I tre promotori hanno l'elezione garantita ma chiedono altri posti per Insieme. "Rischiano di non arrivare neanche all'1%. Si dovranno accontentare: o ac- cettano o niente", taglia corto un dirigente Dem. Altro discorso, ma stesse fibrillazioni, per il Pd. Schierati ministri e premier (Paolo Gentiloni correrà nel collegio Roma 1 e nel proporzionale in Piemonte, Lazio e forse Sicilia), sciolto il nodo di Maria Elena Boschi (collegio blindato di Bolzano), Renzi e lo stato maggiore Dem sono in riunione permanente per comporre il difficile intreccio delle liste. Con la minoranza la tensione si alza di ora in ora. "Speriamo che l'attesa sia positiva", è prudente Michele Emiliano, cui andrebbero al massimo cinque posti sicuri. Mentre gli orlandiani, ai quali ne sarebbero stati offerti meno di quindici (contro i quaranta chiesti), minacciano la rottura, se la quota non sarà rivista: "Al congresso abbiamo preso il 20%, se ci riconoscono l'8% è una presa in giro", sbotta un dirigente di Dems. Ma dal Pd spiegano che è difficile alzare di molto la quota, perché questa volta i posti sicuri sono pochi e spostare una sola casella imporrebbe di rivedere l'intero schema. Orlando vedrà Renzi oggi, dopo aver riunito i suoi. In una conferenza stampa potrebbe minacciare di disertare la direzione e anche le urne. La trattativa andrà avanti fino all'ultimo minuto utile.