Oscar, la Francia candida ‘Due’

FILM DALLA REGIA ITALIANA. ESORDIO BRILLANTE DI FILIPPO MENEGHETTI DESIGNATO ALLA CORSA




di Luciano Fioramonti

ROMA. L’opera prima di un regista italiano Filippo Meneghetti che lavora a Parigi da alcuni anni, è stata scelta per rappresentare la Francia nella corsa all’Oscar per il film straniero. S’intitola Due, ha debuttato al festival di Toronto, è passato in anteprima alla Festa di Roma ed ha collezionato in tutto il mondo recensioni entusiastiche. In Italia distribuito da Teodora film, doveva uscire il 5 novembre e sarà, dicono alla distribuzione, il primo film del loro listino quando riapriranno le sale. Un esordio definito ‘sorprendente’ e una scelta che sembra andare contro i clichè sullo sciovinismo francese vista la nazionalità del regista. Il film, interpretato da Barbara Sukowa e Martine Chevallier è la storia di due donne mature, Nina e Madeleine che si amano in segreto da decenni. Tutti, compresi i parenti di Madeleine, pensano che siano solo vicine di casa, vivendo entrambe all’ultimo piano dello stesso palazzo. Quando la routine di ogni giorno viene sconvolta da un evento imprevisto, la famiglia di Madeleine finisce per scoprire la verità e l’amore tra le due è messo a dura prova. A scegliere Due è stata una commissione composta dalla nuova presidente dell’Académie dei César, Véronique Cayla, dal direttore del festival di Cannes, Thierry Frémaux e dal regista Olivier Nakache. Nella rosa dei cinque ha avuto la meglio su Ete 85 di Francois Ozon,Mignonnes di Maimouna Doucouré, DNA di Maiwenn e Gagarin di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh. Quanto all’Italia, designerà il film la prossima settimana: tra le 25 opere iscritte il 24 sarà deciso chi concorrerà alla nomination per gli Oscar 2021 che saranno annunciate il 15 marzo 2021 mentre la cerimonia di consegna si terrà a Los Angeles il 25 aprile 2021. “Il film racconta la storia di una sfida e di una passione insieme dolce e caparbia. Ma questa sfida è anche un modo di esplo rare alcuni temi che mi affascinano: quanto influisce sulle nostre azioni lo sguardo degli altri? Quale conflitto interiore si accende nel confronto con questo tipo di censura? Gli ostacoli che incontrano sul loro cammino spingono spesso Nina e Madeleine a comportamenti estremi, ma non dobbiamo dispiacerci per loro: sono eroine che combattono per il loro amore”, ha commentato il regista che dopo il diploma in regia ha debuttato nei cortometraggi, ottenendo con L’intruso (2012), la selezione in più di trenta festival italiani e internazionali e vincitore di numerosi premi. Lo spunto della storia è reale: “un giorno- ha raccontato il regista - ho sentito delle voci arrivare dall’ultimo piano del palazzo: sono andato di sopra a dare un’occhiata e ho scoperto che le porte dei due appartamenti confinanti erano aperte e le voci erano quelle di due donne che si parlavano dalle rispettive abitazioni. Più tardi, il mio amico mi ha spiegato che si trattava di due vedove, che scacciavano la solitudine tenendo costantemente aperte le loro porte e vivendo di fatto in una specie di grande casa comune che si estendeva per tutto l’ultimo piano. Questa immagine ha innescato qualcosa nella mia testa, al punto che questo spazio che lega i due appartamenti è diventato un aspetto centrale del film, anche per la sua capacità metaforica. Mi ha permesso peraltro di giocare con i codici del cinema di suspense, girando questa storia d’amore come se fosse un thriller: un occhio che guarda dallo spioncino, un intruso nella notte”. Nella vicenda commovente ed empatica di Nina e Madeleine c’è “un’affermazione del desiderio universale di intimità emotiva e di come la giusta connessione possa superare ogni limite fisico e sociale. Il fatto - ha scritto il critico di Variety - che la relazione in questione sia tra due donne in là con gli anni, rende il film ancora più silenziosamente rivoluzionario”.

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