Ottant’anni a ritmo di swing



MUSICA/ARBORE SULLA CRESTA DELL’ONDA, MA CON POCA VOGLIA DI FESTEGGIARE

ROMA. Gli amici hanno già cominciato a celebrarlo, ma lui, che da poco ha perso l’amico di una vita, Gianni Boncompagni, sembra non abbia troppo voglia di festeggiare. Lorenzo Giovanni Arbore, detto Renzo, compie oggi 80 anni e, a parte le inevitabili malinconie, i motivi per festeggiare questa ricorrenza sono innumerevoli. A cominciare dal fatto che è ancora in piena attività, sia come musicista e leader della sua Orchestra Italiana, che come “pensatore” di televisione. Laureato in legge, cittadino onorario di Napoli, una laurea honoris causa al Berklee College di Boston (una delle scuole musicali più prestigiose del mondo) e una in goliardia, ricevuta da Umberto Eco in una cerimonia all’Università di Bologna, Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ma i titoli sono di più), Arbore continua ad essere un punto di riferimento, la figura davvero unica di un raffinato e divertito agitatore culturale che con garbo e ironia ha cambiato le regole del gioco dello spettacolo in Italia. Prima alla radio con “Bandiera Gialla”, il programma che ha fatto scoprire all’Italia la musica internazionale, poi con “Alto Gradimento”, un talk show comico demenziale che di fatto ha stabilito il format, e un modello, ancora insuperato, dell’intrattenimento radiofonico. Agli esordi in tv ha portato le istanze della generazione Beat e dei “capelloni” a “Speciale per voi”, con i cantanti sottoposti alle domande in diretta del pubblico, quindi, negli anni ’80, ha creato un nuovo modo di fare tv con “L’altra domenica”, il primo caso di intrattenimento domenicale alternativo, “Quelli della notte”, un late show all’insegna dell’improvvisazione, “Indietro tutta”, geniale satira sulla deriva trash della televisione che, come per “Alto Gradimento” è diventato un fenomeno di costume. Nel frattempo si è classificato al secondo posto al festival di Sanremo con “Il clarinetto” (la vittoria andò ad “Adesso tu” di Eros Ramazzotti, ma si dice che in realtà avesse vinto Arbore), ha girato due film, “Il Papocchio” e “FF. SS”,ha realizzato due programmi cult come “Telepatria International” e “Cari amici vicini e lontani” (un esempio di tv dedicata alla radio). Tra le “chicche” della sua carriera, c’è il ruolo di direttore artistico di “D.O.C.”, un programma di musica dal vivo che portò in tv Miles Davis, James Brown, il meglio del rock e della musica italiana abbinati a nuovi talenti della comicità. Renzo Arbore ha avuto il merito e l’intelligenza di dire moltissimi no, di non inflazionarsi mai, anche nel momento in cui gli veniva offerto di tutto, dalla pubblicità alla conduzione del festival di Sanremo. E quello di essere stato un talent scout formidabile: sono più di 100 i personaggi che devono a lui le prime apparizioni in tv e tra questi ci sono Roberto Benigni, Milly Carlucci, Isabella Rossellini, Nino Frassica, Gegè Telesforo, Max Paiella. Pochi in Italia hanno fatto più di lui per diffondere l’amore per il jazz, lo swing (anche quello “all’italiana”), la canzone napoletana (anche a lui si deve la riscoperta di Roberto Murolo): un impegno svolto sia attraverso i suoi programmi radiofonici e televisivi (qualche anno fa ha realizzato un bellissimo documentario sul contributo degli italiani alla musica jazz) che come musicista alla testa dell’Orchestra Italiana o degli Swing Maniacs. Inesauribile fonte di aneddoti irresistibili, collezionista di scherzi e oggetti (e cibi) imprevedibili, tanto da diventare oggetto di una mostra, Renzo Arbore resta un modello di umorismo e di stile, che ha insegnato all’Italia come uno sberleffo di Totò possa avere la stessa importanza di un assolo di Miles Davis.


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