Passione per il sogno impossibile

L’OMAGGIO A ROMA ALL’ARTISTA PIRANESI DELL’ISTITUTO CENTRALE DELLA GRAFICA



di Marzia Apice

ROMA. L’utopia che si fonde con la realtà, in una sintesi mirabile tra elementi oggettivi ed elaborazioni creative, con uno sguardo appassionato che è quello insieme dello studioso e del sognatore: in occasione dei 300 anni dalla nascita di Giambattista Piranesi, l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma ospita “Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile”, allestita nella sede di Palazzo Poli alla Fontana di Trevi da oggi al 31 gennaio. Un vero omaggio espositivo, a cura di Maria Cristina Misiti e Giovanna Scaloni con la collaborazione di Civita Mostre e Musei, che si compone di 36 matrici e 24 stampe, uno dei nuclei più preziosi della collezione dell’istituto, per raccontare un artista dall’indiscussa genialità. Il percorso si sviluppa lungo due direttrici, una scientifica, l’altra emozionale, in un racconto adatto anche ai non addetti ai lavori: nelle tre sale il visitatore è accompagnato attraverso opere (matrici e stampe che risaltano su pareti dai toni dell’azzurro) e proiezioni multimediali nella scoperta dell’eclettismo del maestro veneziano che fu incisore dall’anima di architetto, archeologo e antiquario, e fondatore del moderno metodo scientifico di indagine archeologica. Se nella prima sala l’attenzione è catturata dalle grandiose visioni di Piranesi, tra le celeberrime “Carceri” e la “Parte di ampio magnifico Porto” (quest’ultima emblema della mostra, con una architettura “sognata” dall’artista e incisa sul finire degli anni ’40 del ‘700), nella seconda protagonista è Roma con le sue antiche rovine e in particolar modo il Campo Marzio. Infine la sorpresa della terza sala, che presenta alcune vedute di Roma e dintorni (incredibile la veduta dall’alto del Colosseo, immaginata dall’artista in modo perfetto, centrando esattamente prospettiva e proporzioni come se fosse realizzata con l’ausilio di un drone) nonché la scoperta di un Piranesi “designer” attraverso i disegni di camini, candelabri e vasi (anche con la replica in gesso di un candelabro proveniente dalla bottega dell’artista, conservato in originale nel Museo della Reale Accademia di Belle Arti di San Fernando). In ogni tappa del percorso emerge chiaramente il bisogno di Piranesi di “produrre grandi idee”, la sua lucida “pazzia” e la convivenza in lui di progetti ideali che si nutrono di fantasie ed elementi realistici, nella continua, appassionata memoria di Roma e Venezia. Ma la mostra, già di per sé ricchissima, in realtà prosegue con ulteriori approfondimenti al piano terra di Palazzo Poli: il focus sulla tecnica incisoria piranesiana analizzando le “Carceri” con il metodo fotografico Reflectance Transformation Imaging; la piccola esposizione “Visioni contemporanee” sull’eredità di Piranesi nelle opere di Michelangelo Pistoletto, Mario Cresci, Daniele Pignatelli, Ninì Santoro, Gianluca Campigotto; e poi la mostra-studio parallela, allestita nel Palazzo della Calcografia, dell’architetto russo-tedesco Sergei Tchoban dal titolo “Impronta del Futuro. Il destino della città di Piranesi”. Inoltre, un disegno di Filippo Sassoli che reinventa la bottega di Piranesi a Palazzo Tomati, la graphic novel del fumettista Ratigher “Dramma con prospettive” con protagonista l’artista e un ricco catalogo multimediale, oltre al documentario “Piranesi, un illuminista inquieto” prossimamente in onda su Rai Storia. “Piranesi è un’icona e portabandiera del nostro istituto, un visionario che si firmava architetto ma che era uno strano architetto, perché realizzava le sue architetture attraverso il disegno, mettendole in scena con molte libertà creative e con una prospettiva rivoluzionaria”, ha detto Maria Cristina Misiti, curatrice e direttrice dell’Istituto Centrale per la Grafica, “noi abbiamo la raccolta più completa delle matrici in rame di Piranesi e dei suoi figli: da qui siamo partiti per un progetto che abbiamo pensato in presenza, affinché il pubblico potesse avere con l’artista un rapporto coinvolgente ed emotivo. Per questo per noi è come se il Covid non fosse mai esistito”.

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