Passo indietro per il Paese



CASA BIANCA/LA REALTÀ ALTERNATIVA DI TRUMP SUGLI IMMIGRATI

D'ora in poi porterò le mie carte di cittadinanza nel mio vano portaoggetti”, ha detto la mia amica sudamericana all’indomani dell’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Ho pensato per un po’ che la mia amica stesse esagerando, ma il clima anti-immigrazione recente, aggravato dal bando islamico di Trump, mi ha fatto concludere che probabilmente aveva ragione. L’America è un Paese di immigrati ma l’aspra retorica di Trump durante la campagna elettorale e nella sua amministrazione dipinge un quadro che gli immigrati non riconoscono. Se si ascolta Trump anche casualmente, si potrebbe pensare che viviamo in un mondo pericolosissimo e dobbiamo concentrare tutte le nostre energie alla nostra protezione. Gli immigrati irregolari stanno invadendoci dal Messico creando instabilità e crimine, secondo Trump. Il presidente non sembra in grado di vedere al di là di alcuni problemi evidenti introdotti dagli immigrati, incapace però di riconoscere i grandi contributi dei nuovi arrivati. Non si sente mai qual- cosa di positivo uscire dalla bocca di Trump sugli immigrati e il loro valore per il Paese. È strano che Trump abbia opinioni talmente negative sugli immigrati considerando i suoi legami familiari. Dopotutto, la madre è nata in Scozia, la sua prima moglie Ivana è nata in Cecoslovacchia (oggi Repubblica Ceca) e la sua attuale moglie Melania è nata in Slovenia. E Trump non è contrario ad assumere lavoratori stranieri per il suo resort in Florida, preferendoli agli americani che hanno bisogno di posti di lavoro. Trump sembra distinguere quindi tra i “suoi” immigrati e tutti gli altri.

A parte la sua famiglia, la visione di Trump sugli immigrati non è diversa da quella desolata che lui ha dell’America. Nel suo discorso di accettazione alla convention repubblicana la scorsa estate e nel suo discorso inaugurale il mese scorso Trump ha dipinto il quadro di un’America come disastro totale, facendo riferimento alla “carneficina” subita dal Paese. Questa visione è stata con ogni probabilità condivisa dalla maggior parte di coloro che lo hanno votato, ma gli immigrati hanno un quadro diametralmente opposto quando pensano all’America. Oggi gli immigrati riconoscono che l’America è la terra delle opportunità, proprio come quelli che sono venuti prima di loro. Vedono un Paese ricco Un cartello durante la dimostrazione anti- Trump degli immigrati, sabato a Los Angeles che riesce ad amalgamare persone provenienti da tutto il mondo. I fatti lo confermano. Anche se Trump continua a concentrarsi sulla sua visione errata che gli americani “non vincono più”, il prodotto interno lordo degli Stati Uniti pone l’America al numero uno al mondo. Militarmente, gli Stati Uniti sono considerati l’unica superpotenza. Politicamente e culturalmente, gli Stati Uniti sono anche ai più alti livelli. Le opinioni negative di Trump sulla situazione americana avrebbero potuto essere comprensibili durante la campagna elettorale quando i candidati esagerano sempre la situazione attuale per conquistarsi voti. Una volta finita l’elezione, però, ci si aspetterebbe uno spostamento verso il centro. Non è accaduto con Trump. Il suo recente ordine esecutivo per bloccare l’ingresso da sette Paesi per lo più musulmani lo conferma. Il bando ha creato sgomento e confusione tra gli immigrati. Inizialmente, anche le persone con le carte verdi venivano bloccate se avevano legami con i sette Paesi in discussione. Ciononostante, nessun attacco terroristico è stato collegato a questi Paesi, mentre l’Arabia Saudita e l’Egitto, i due Paesi da cui proviene la maggior parte degli autori dell’11 settembre non sono stati inclusi nel bando. Il caos negli aeroporti creati dal bando ha generato paura anche tra gli immigrati già presenti nel Paese. Le università hanno incoraggiato i loro studenti internazionali di non viaggiare fuori degli Stati Uniti, temendo che potrebbero non essere riammessi nel Paese. Il divieto è stato bloccato da un giudice dello Stato di Washington e la sentenza è stata confermata dai tre giudici della Corte d’Appello che non ha visto “nessuna prova” di possibili attacchi terroristici provenienti dai sette Paesi in questione. Nonostante la “vittoria”, il clima di incertezza e di paura rimane particolarmente tra gli immigrati non autorizzati. Le recenti retate in almeno sei Stati da parte dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia per il controllo delle frontiere e l’immigrazione, hanno deportato un numero significativo di immigrati irregolari.Alcuni di questi individui avevano precedenti penali, ma molti altri semplicemente non possedevano documenti legali per essere nel Paese. Le famiglie sono state separate e in alcuni casi sono stati espulsi i genitori mentre i figli rimangono negli Stati Uniti. Le incursioni più recenti sono indice di un cambiamento dei tempi dell’amministrazione di Obama, le cui priorità delle deportazioni si concentravano sugli individui con precedenti penali. Le recenti retate sono state condotte in centri urbani, invece di comunità agricole. Deportare le persone che raccolgono la frutta e verdura sarebbe naturalmente un disastro per gli agricoltori. Gli affari sono affari, dopotutto. In una recente intervista, Kellyanne Conway, uno dei principali consiglieri di Trump, ha dichiarato al Programma Meet the Press della Nbc che il portavoce di Trump non aveva mentito sulle dimensioni della folla all’inaugurazione ma aveva semplicemente offerto “fatti alternativi”. Trump sembra vivere in una realtà alternativa vedendo gli Stati Uniti in termini apocalittici. Gli immigrati sono parte della sua visione oscura e nella sua mente rappresentano una seria minaccia. Si tratta di un’immagine totalmente lontana della realtà. L’ex presidente Barack Obama nel suo discorso di commiato ha centrato la sua visione dell’America quando ha parlato dei forti valori del nostro Paese e dei progressi compiuti verso il raggiungimento degli ideali dei nostri padri fondatori. Obama ha continuato a dire che non abbiamo raggiunto la meta perché il progresso non è uniforme e a volte sembra che per “ogni due passi in avanti, si ha spesso l’impressione di fare un passo indietro”. Gli Stati Uniti hanno fatto due passi avanti nel 2008 e nel 2012 quando gli americani elessero Obama presidente. Nel 2016 il Paese ha fatto un passo indietro non solo per gli immigrati ma per il resto dell’America.


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