Pd al bivio tra Fi e M5S



ROMA. Il Pd è chiamato a scegliere se fare la legge elettorale con il M5s, che anche ieri ha ribadito la propria disponibilità, o con Forza Italia, sulla quale ha invitato a puntare il ministro Dario Franceschini. Due partner a cui corrispondono due sistemi elettorali diversi, e con lo stesso Pd che non è univocamente schierato per l’una o l’altra soluzione.

In questo clima, reso ancora più complesso dall’imminente avvio della cam- pagna elettorale per le amministrative, il relatore alla legge elettorale, Andrea Mazziotti, punta a presentare domani un testo base, vale a dire un testo che sia un minimo comune denominatore, su cui poi aprire il confronto a suon di emendamenti. Mazziotti ha iniziato un giro di incontri informali con tutti i gruppi parlamentari, per conosce- re le diverse posizioni. Queste dovranno poi esse- re formalizzate nelle sedute della Commissione Affari costituzionali di mercoledì e giovedì. E lo stesso giovedì Mazziotti vorrebbe presentare il testo base, o almeno que- sto “è l’obiettivo”. In mattinata M5s, come ha riferito Danilo Toninelli, ha ribadito l’offerta di dialogo con il Pd, in particolare proponendo una “sintesi” tra il Legalicum, (cioè l’Italicum così come è stato corretto dalla Consulta) e la pdl proposta dal deputato del Pd Fragomeli: quest’ultimo propone l’abbassamento della soglia per il premio di maggioranza al 37%, una

scelta che renderebbe “più maggioritaria” la legge, come chiesto dal Pd con Matteo Richietti lunedì. Con una soglia non del 40% ma del 37%, M5s e Pd, facendo leva anche sul voto utile, avrebbero più chance di ottenere il premio e di avere la maggioranza nelle Camere.

Per altro l’asse Pd-M5s non ha i voti in Senato (98 i Dem e 39 gli M5s), dove difficilmente verrebbero raccolti altri con- sensi su una proposta del genere che “ammazza” i piccoli partiti. Altro scenario ha invece avanzato il ministro Franceschini, vale a dire un accordo con Fi per la legge elettorale e anche per il sistema politico: Franceschini ha infatti invitato gli “azzurri” a scaricare gli antieuropeisti Lega e Fdi, come il Pd ha fatto con SI.

L’accordo con Fi, d’altra parte, sarebbe implicito nell’appello di Mattarella, il quale ha esortato le Camere tanto a vara- re la legge elettorale quanto ad eleggere il giudice Costituzionale, che spetterebbe - appunto - a Fi indicare (l’uscente, l’avv.Frigo, era in quota azzurra). Ma il dialogo con Forza Italia implicherebbe un sistema più proporzionale con premio alla coalizione e non alla lista, come come richiesto dagli “azzurri” a Mazziotti, secondo quanto riferito da Renato Brunetta. E d’altra parte la prospettiva suggerita da Franceschini a Fi, quella di abbandonare le “estreme”, piace ai centristi che, come spiega Fabrizio Cicchitto, invoca la nascita di “un centro autonomo che faccia riferimento al Ppe”. E anche per loro il sistema dovrebbe prevedere le coalizioni. I “piccoli” partiti della maggioranza (Ap, Des-Cd, Ci) chiedono un trasferimento dell’Italicum dalla Camera anche al Senato, con lo sbar- ramento unico del 3%, che è il vero punto dirimente: il Pd, infatti, ne vorrebbe uno al 5%.

Per una soglia al 3% anche Mdp che in più vorrebbe eliminare i capilista bloccati. Questi ultimi invece per Fi non andrebbero toccati, o al più andrebbero sostituiti con dei collegi uninominali con riparto proporzionale, il cosiddetto Provincellum.

Sui collegi c’è però il veto di M5s e anche Renzi ha sollevato dubbi, a meno che non si parli di collegi maggioritari. In questa situazione magmatica Mazziotti punta a presentare giovedì un testo base (le pdl depositate sono 31) da cui partire poi per il successivo confronto e la presentazione degli emendamenti: ai gruppi chiede almeno un “sì tecnico” al testo, cioè non un’adesione politica in toto, ma un modo almeno per procedere con gli emendamenti. “Stiamo lavorando, si vedrà chi vuole fare sul serio la legge elettorale e chi ha in mente solo annunci.

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