“Peggio del Watergate”


TRUMP ATTACCA ANCORA HILLARY ALLA VIGILIA DELL’ULTIMO DIBATTITO


NEW YORK. “Peggio del Watergate”. Donald Trump, a ventuno giorni dal voto e alla vigilia del duello finale con Hillary Clinton, torna ad attaccare la rivale sullo scandalo delle email, cavalcando lo spettro di collusioni tra Fbi e Dipartimento di Stato. Ma soprattutto non smette - di comizio in comizio e anche su Twitter - di denunciare il rischio elevatissimo di brogli, di “elezioni truccate”. Un allarme inaccettabile per Barack Obama, che approfitta della conferenza stampa alla Casa Bianca con Matteo Renzi per replicare duramente al candidato della destra. “Non ho mai visto nella mia vita o nella storia politica moderna alcun candidato presidenziale cercare di screditare le elezioni e il processo elettorale in corso ancor prima del voto”, lamenta il presidente, che invita il tycoon a farla finita: “La smetta di lamentarsi, non mostra di avere un carattere adatto a questo tipo di lavoro”. E il presidente rigetta sdegnato anche le accuse alla sua amministrazione che avrebbe in qualche misura ‘coperto’ il caso delle email della Clinton: accuse definite “false”. Non sono le uniche stoccate che Obama riserva a Trump, definendolo anche un “adulatore senza precedenti” di Putin. “Ma quello che più mi sorprende - aggiunge - sono i repubblicani che lo appoggiano e appoggiano la sua visione su Pu- tin”. Ancora una volta, dunque, il presidente strizza l’occhio agli elettori conservatori delusi dal partito repubblicano e frustrati dalla candidatura del miliardario newyorchese. Nella speranza che in molti si decidano a votare per la candidata democratica. Ma a poche ore dall’evento tv che segna l’ultimo grande appuntamento mediatico di questa campagna elettorale, Trump non molla, e cerca in tutti i modi di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai suoi guai con le donne. Operazione non facile, anche se le ultime rilevazioni di Wikileaks tirano in ballo il segretario di Stato, John Kerry: durante i negoziati di pace con le Farc avrebbe fatto pressioni sull’Ecuador per convincere Julian Assange (rifugiato nell’ambasciata ecuadoregna di Londra) a non far uscire altre carte su Hillary Clinton. Intanto quest’ultima - che incassa anche l’endorsement della bibbia della moda Vogue - continua a volare nei sondaggi. L’ultimo è quello condotto dal Washington Post nei cosiddetti ‘battleground state’, i quindici Stati-chiave per la vittoria finale: dalla Florida all’Ohio, dalla Virginia alla Pennsylvania. Ebbene, la candidata democratica mostra di avere un vantaggio decisivo sul numero dei ‘grandi elettori’, ben superiore ai 270 necessari per conquistare la Casa Bianca. Sulla base dei numeri del sondaggio, dando per scontato che negli altri Stati gli elettori votino secondo tradizione, Clinton avrebbe almeno 304 grandi elettori dalla sua parte, contro i 138 del rivale. Numeri che valgono molto più di ogni percentuale.


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