Per Generali non c’erano presupposti



MESSINA NEGA IL DIETROFRONT SUL LEONE ALATO: MANCAVANO LE CONDIZIONI DI UN TAGLIO AL DEBITO

MILANO. "Nessun passo indietro" sulle Generali ma la decisione di non procedere con un'offerta "perché non c'erano i presupposti" per farlo. Dal punto di vista di Intesa Sanpaolo si è chiuso così il 'case study' sul Leone Alato, progetto da cui sarebbe potuto nascere un colosso bancario-assicurativo che avrebbe rivoluzionato gli assetti della finanza italiana spostando su Ca' de Sass il baricentro del potere economico-finanziario del nostro Paese. "Abbiamo esaminato il dossier e abbiamo deciso che non era coerente coi nostri standard. Si tratta di un approccio trasparente molto apprezzato dagli investitori internazionali", ha affermato l'amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina, dopo che lo scorso 24 febbraio la banca ha smesso di perlustrare "potenziali combinazioni industriali" con Generali in quanto non rispondenti agli obiettivi "di creazione e distribuzione di valore" ai soci e "di mantenimento della leadership di adeguatezza patrimoniale". Messina ha parlato a New York, dove è stato premiato dalla Foreign Policy Association per essersi distinto nel campo della responsabilità sociale d'impresa (all'«amico Carlo» il riconoscimento è stato consegnato dal numero uno di Blackrock Larry Fink, tra i principali soci di Intesa). In due giorni di road-show Messina ha incontrato una settantina di investitori, nei cui forzieri è custodito circa un quarto del capitale della banca. Con loro, più che delle Generali, si è parlato delle prospettive della banca, in attesa che tra la

fine di quest'anno e l'inizio del prossimo veda la luce il nuovo piano d'impresa, che punterà sulla crescita nel wealth management e su un ulteriore miglioramento dell'asset quality. La chiusura del dossier Ge- nerali è stata accolta bene dal mercato, con il titolo che ha recuperato il 12,5% in cinque sedute. Giovedì il fondo Harris (3,6% di Intesa), che aveva definito "incoerente" un'operazione sulle Generali, ha promosso l'operato del management, che dopo aver esaminato il dossier, ha preferito chiuderlo riconoscendo che "non era l'affare giusto". Messina ha parlato anche del Belpaese: "Il panorama in Italia è quello di un forte recupero, ma il vero problema resta il debito pubblico: la sua riduzione è oramai ineludibile", ha detto il banchiere, lanciando l'allarme sugli effetti di una possibile ondata populista in Europa. "Se in Francia vincerà MarineLePen-hadetto-per te- nere sotto controllo il nostro spread non basterà più il Quantitative Easing della Bce. Ci sarà un effetto domino che arriverà anche da noi, soprattutto se continueremo ad avere un debito così elevato". Intanto sul fronte Generali - dove lo stop viene letto come risultato dell'«argine» eretto dalla compagnia, con l'appoggio di Mediobanca e Unicredit, a delle 'nozze' di dubbia valenza industriale - tornano a farsi sentire gli agenti, tra i principali oppositori di Ca' de Sass. In una lettera al Cda esprimono "preoccupazione" per la capitalizzazione del Leone "che potrebbe correre il rischio di nuove ag- gressioni" e sollecitano un "aumento di capitale" con cui finanziare "nuovi investimenti"


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