Pioggia di premi agli Emmy

EMMY/TRIONFO DI SUCCESSION, WATCHMAN E SCHITT’S CREEK. HBO BATTE NETFLIX



di Alessandra Baldini

NEW YORK. Pioggia di premi su “Succession”, “Watchmen” e “Schitt’s Creek” nella 72esima serata degli Emmy condotta per la prima volta in forma virtuale a causa del Coronavirus. Oltre 130 star in collegamento Zoom da casa, sul palcoscenico il comico Jimmy Kimmel a condurre la cerimonia con l’aiuto di Jennifer Aniston e Jason Bateman, i premi equivalenti agli Academy Awards per la televisione sono stati un omaggio all’inclusione, vuoi che sia di razza, di genere o di età. Con il sipario calato sui grandi favoriti delle passate edizioni come “Trono di Spade”, “Veep” e “Fleabag”, Netflix dominava la gara alla vigilia con 160 candidature, ma ha ottenuto solo 21 premi contro i 30 di Hbo: merito in parte di “Succession”, la saga sulle faide dinastiche di una famiglia di tyco- on dei media molto simile ai Murdoch che ha vinto per il miglior dramma, aggiudicando al canale via cavo di Warner Studios per la quinta volta in sei anni il premio più ambito della serata. Ad aprire le danze è stata però “Schitt’s Creek”, la serie canadese creata da Daniel Levy con (e per) il padre Eugene che ha fatto piazza pulita delle statuette per la miglior serie comica grazie alle vicende della famiglia Rose e un’attenzione particolare ai temi Lbgtqi. Non era mai successo nella storia degli Emmy che uno show trionfasse in tutte le categorie: migliori attori (i due Levy), migliori attrici (Catherine O’Hara e Annie Murphy) e miglior serie comica mentre Daniel ha vinto anche per sceneggiatura e regia. Presciente per la sua rappresentazione dei movimenti suprematisti bianchi e delle brutalità della polizia in una Tulsa dilaniata da tensioni razziali, “Watchmen”, sempre di Hbo, ha vinto come miglior miniserie conquistando anche altri undici premi su 26 candidature, un record per la serata. Tra i premiati dello show basato su un fumetto DC Comics e ambientato a Tulsa sotto una presidenza Robert Redford minacciata dai suprematisti bianchi anche Regina King. Al suo quarto Emmy, l’attrice di “One Night in Miami” ha accettato la statuetta con addosso una maglietta-omaggio a Breonna Taylor, la ragazza uccisa dalla polizia a Louisville in Kentucky che ha contribuito alla rinascita del movimento Black Lives Matter. “Last Week Tonight” di John Oliver, un altro classico HBO che da quasi quattro anni critica la presidenza Trump, ha vinto per cinque anni di seguito tra i talk show. Tra le sorprese della serata, Zendaya ha vinto per la sua parte in “Euphoria”: a 24 anni ha battuto dive del calibro della Aniston e di Laura Linney, diventando la più giovane miglior attrice protagonista in un dramma. Mentre la 26enne Julia Garner, di due anni maggiore, ha sbaragliato Helena Bonham Carther e Meryl Streep tra le migliori attrici non protagoniste in una serie drammatica grazie alla sua interpretazione in “Ozark”.

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