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“Porremo fine al caos separatista”



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ROMA. "Dobbiamo porre fine al delirio separatista e recuperare una Catalogna per tutti". Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha messo la propria faccia nella campagna elettorale catalana per il voto del 21 dicembre, visitando Barcellona per la prima volta dal commissariamento. E lanciando un appello alla "maggioranza silenziosa" perché "converta la propria voce in un voto" contro la secessione da Madrid. Rajoy è arrivato a Barcellona per presentare il capolista dei popolari, il giorno dopo il maxi-raduno degli indipendentisti a sostegno dei "detenuti politici". Con i suoi sostenitori, il capo del governo ha rivendicato il pugno di ferro contro le autorità catalane che avevano proclamato l'indipendenza dopo il referendum del primo ottobre. Destituire le autorità locali con l'attivazione dell'articolo 155 della Costituzione è servito a ripristinare "l'ordine legale e democratico", ha spiegato Rajoy, ribadendo l'unità della Spagna. Alle regionali del 2015, per la verità, i popolari non erano andati oltre l'8,5%. Stavolta invece il premier spagnolo scommette su una "partecipazione massiccia" alle elezioni regionali di fine anno per "tornare alla normalità con una Catalogna democratica, libera, di tutti, dinamica e accogliente". Con l'obiettivo inoltre di "superare il clima di incertezza creato dai separatisti" anche sul piano socio-economico, dopo che circa duemila aziende hanno trasferito le loro sedi da Barcellona a Madrid. Così, Rajoy ha invitato le imprese che lavorano in Catalogna a "non andare via". Allo stesso tempo, ha chiesto aglispagnoli di non boicottare i prodotti catalani. Sul fronte indipendentista, c'è stato un raduno a Bruxelles vicino ai palazzi delle istituzioni europee: un'appendice dell'imponente manifestazione di sabato a Barcellona, dove oltre 750mila persone hanno invocato il rilascio degli otto ministri della Generalitat destituiti per 'sedizione', incluso il vicepresidente Oriol Junqueras, e dei 'due Jordi', leader delle principali organizzazioni indipendentiste. Sempre nella capitale belga, dal suo esilio volontario, Carles Puigdemont continua a lavorare ad una sua lista elettorale insieme con il suo predecessore alla guida del governo catalano, Artur Mas. I sondaggi, comunque, preve- dono la vittoria della sinistra repubblicana di Erc, che ha deciso di andare al voto da sola, con Junqueras capolista e 5 ministri de- tenuti o 'in esilio' candidati. L'ala radicale dei secessionisti, la Cup, ha intanto formalizzato la sua partecipazione alle elezioni, anche se le considera "illegittime" perché frutto del commissariamento da parte di Madrid. Come ago della bilancia tra indipendentisti e unionisti (Pp, socialisti e Ciudadanos) c'è il partito del sindaco di Barcellona Ada Colau, En Comù, al suo debutto nell'arena elettorale. La Colau, eletta nel 2015 alla guida di una piattaforma anti-capitalista, ha accusato i leader degli indipendentisti di aver "ingannato la popolazione per i propri interessi", forzando la mano sulla dichiarazione d'indipendenza. D'altra parte, però, il sindaco ieri ha rotto l'alleanza di governo con i socialisti, a cui rimprovera di aver sostenuto i popolari nella sospensione dell'autonomia catalana.


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