“Portare cibo, non parole”



APPELLO DEL PAPA/17 MILIONI A RISCHIO MORTE PER FAME NEL CORNO D’AFRICA

CITTA’DEL VATICANO. Due giorni fa il rapporto Unicef sulla situazione in Sud Sudan e Corno d’Africa aggiorna le cifre della catastrofe africana. Oggi il Papa lancia un appello. “Destano particolare apprensione - dice papa Bergoglio prima di concludere l’udienza generale in piazza San Pietro - le dolorose notizie che giungono dal martoriato Sud Sudan, dove ad un conflitto fratricida si unisce una grave crisi alimentare che colpisce il Corno d’Africa e che condanna alla morte per fame milioni di persone, tra cui molti bambini. In questo momento - ha proseguito - è più che mai necessario l’impegno di tutti a non fermarsi solo a dichiarazioni, (insiste con voce tra l’addolorato e l’irato su ‘dichiarazioni’, ndr) ma a rendere concreti gli aiuti alimentari e a permettere che possano giungere alle popolazioni sofferenti. Il Signoresostenga questi nostri fratelli e quanti operano per aiutarli”.Secondo l’Unicef, in Sud Sudan sono a rischio di morte per fame circa cinque milioni e mezzo di persone, in pratica il 50 per cento della popolazione. Sempre secondo un rapporto Unicef nel Corno d’Africa sono diciassette milioni le perso- ne che rischiano di morire di fame e di stenti, o comunque di sopravvivere in stato di acuta malnutrizione a causa della persistente carestia. Secondo la Fao, inoltre, esiste la “drammatica prospettiva” che la calamità sudanese si allarghi a un milione di persone. Il sud Sudan, come ha ricordato l’Os- servatore romano in un ampio servizio, ha già subito una carestia nel 1998, a causa della guerra civile per l’indipendenza dal Sudan, con diverse centinaia di migliaia di vittime. Ma se la risposta umanitaria non sarà efficace e tempestiva, è probabile che ci si possa trovare di fronte alla più grave carestia del nuovo millennio. Sono mesi che tra Somalia e Sud Sudan non cade una goccia d’acqua, con i prezzi dei generi alimentari che hanno raggiunto livelli inaccettabili per la popolazione, mentre combattimenti e attentati non danno tregua e rendono estremamente complicato l’accesso alle organizzazioni umanitarie. Data la gravità della situazione, riferisce l’Osservatore romano, è quasi impossibile portare avanti i progetti di assistenza medica e sanitaria, i programmi nutrizionali, la protezione delle donne e dei bambini a rischio di abusi. In tutto il Corno d’Africa la carestia innescata dalle guerre e da una perenne siccità, colpisce più di 17 milioni di uomini, donne e bambini, tra Gibuti, Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan, e i limitrofi Uganda e Kenya, dove i campi profughi sono diventati enormi agglomerati di tende e baracche nei quali proliferano fame, malattie e violenza. In Kenya si trova il più grande campo profughi del mondo, quello di Dadaab, - dove nel 2011 trovarono rifugio, tra gli altri, 130.000 somali - ma le autorità di Nairobi ne hanno deciso la chiusura entro la fine di maggio.


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