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Poste italiane nel ciclone



ROMA. Nel ‘Labirinto’ la spregiudicata coppia formata da Raffaele Pizza e Alberto Orsini (arrestato il primo, indagato il secondo) si muoveva abilmente - secondo l’accusa - arrivando anche ai ver- tici di una società come Poste Italiane per far ottenere appalti milionari ad aziende ‘amiche’, in cambio di laute ricompen-

se. E’ quanto emerge dalle carte dell’in-

chiesta della procura di Roma, che si focalizza in particolare su una gara da oltre 13 milioni di euro del 2008 per la fornitura di una piattaforma informatica alla spa di cui era allora ad Massimo Sarmi (che non risulta indagato).

Proprio con Sarmi, Pizza, intercettato dalle Fiamme Gialle, vanta più volte con i suoi interlocutori familiarità e potere di intervento. “Io - dice ad un certo punto - sono l’unico che può fare le cose con Sarmi forse voi non lo ca-

pite...”, “con Sarmi se gli dico una cosa la fa...”. Millanterie o no, i fatti indicano che la Cadit spa di Verona nel 2008 ha vinto la gara per la fornitura di una piattaforma informatica a Poste. A fornire ‘consulenza’ all’azienda, non casualmente c’è la Piao snc di Alberto Orsini.

Per i suoi servizi la Cadit paga alla società di Orsini 747mila euro. Una par- te consistente di questa somma sarebbe finita nelle tasche di Pizza, il ‘facilitatore’, sotto forma di bonifici per l’acquisto di case.

Il punto centrale, secondo quanto rileva il gip, è che dall’analisi dei documenti acquisiti, la consulenza fornita dalla Piao alla CAadit era “scadente”, “generica” ed “approssimativa”, senza conta- re che Orsini “non ha mai svolto alcuna attività di consulenza lecita”.

Il compenso pagato dalla Cadit alla Piao, scrive il magistrato, è “del tutto sproporzionato, se non addirittura ingiu- stificato, in relazione alla sostanziale inutilità dell’attività di studio commissionata”.

E dunque tutta la documentazione se- questrata presso la Cadit proveniente dalla Piao “è stata predisposta al solo fine di fornire una giustificazione forma- le alle rimesse di danaro effettuate dalla prima società in favore della seconda”.

L’ipotesi, in sostanza è che le fatture siano relative ad operazioni inesistenti e la destinazione delle somme di denaro “appare giustificata poiché è del tutto verosimile che, grazie ai legami stabiliti già allora con organi di vertice delle Poste, in particolare con Massimo Sarmi, Pizza, nell’ambito del suo ruolo di mediazione, abbia introdotto Cadit in questo settore e poi favorito i contatti tra i referenti di quest’ultima società e Orsini”. E’ stato proprio l’allora ad di Poste, Sarmi, a notificare alla Cadit l’aggiudicazione dell’appalto nel 2008.

In seguito, tra il 2008 ed il 2014, Cadit ha acquisito da Poste Italiane ulterio- ri forniture per oltre 34 milioni di euro.

Dalle intercettazioni emergono inoltre, rileva il gip, “ulteriori ed attuali rap- porti di Pizza con alti dirigenti di Poste Italiane”, in particolare con Roberto Rao, membro del consiglio di amministrazione, nonché con Giuseppe Carta, della cui nomina a manager di Postecom Spa Pizza si è addirittura definito artefice, aggiungendo che a questo avrebbe affiancato un “suo uomo”, di nome Angelo Cianciosi.


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