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Ppe, festa degli europeisti


LO “SCHIAFFO” DI STRASBURGO A ORBAN ALLONTANA IL PARTITO DALLA LEGA


STRASBURGO. Lo schiaffo del Parlamento europeo a Viktor Orban rilancia il Ppe - il gruppo nel quale siede anche Fidesz, il partito del premier ungherese - che ne esce rafforzato nella sua anima popolare ed europeista, e allontana la Lega di Matteo Salvini dal centrodestra europeo guadato da Martin Weber. E’ questa in sintesi la lettura che molti a Strasburgo offrono all’indomani del voto della plenaria che ha chiesto al Consiglio europeo, vale a dire i capi di stato e di governo della Ue, di considerare di aprire un procedimento contro Budapest sullo stato di diritto.

Malgrado qualche tentennamento iniziale, alla lunga è risultata troppo indigesta al Ppe la campagna sovranista e nazionalista lanciata da Orban. Un politico scomodo che ha costretto il gruppo ad una riflessione interna, in particolare alla vigilia del voto, quando i Popolari si sono riuniti per decidere il da farsi.

E’ stato un “dibattito molto costruttivo”, ha raccontato l’europarlamentare italo-svedese eletta in SveziaAnna Maria Corazza Bildt. Un “dialogo franco, aperto, senza artifici diplomatici, durato più di due ore” e che ha portato la maggioranza del Ppe a votare per la procedura contro Budapest per le violazioni allo stato di diritto.

Un “voto storico”, ammette l’eurodeputata, con il Ppe che a suo avviso ne è uscito “più forte, orgoglioso di aver dimostrato di essere fedele alla sua identità e ai suoi valori”. Valori come quello della “democrazia liberale”, a cui i popolari non hanno voluto rinunciare di fronte a Orban, teorico della “democrazia illiberale”.

“La palla adesso è nel suo campo, da qui al Congresso il premier ungherese deve dimostrare di volere un punto di incontro”, ha aggiunto. La spinta anti-sovranista ha allontanato al momento anche le voci su un’ipotetica convergenza con la Lega di Salvini, interlocutore privilegiato di Orban nel Ppe. “Il populismo è una malattia infettiva che va arginata e messa in quarantena e non dobbiamo lasciare che contagi, nulla di personale contro Salvini”, ha insistito Corazza Bildt.

A prendere le distanze da uno scenario del genere d’altra parte è anche il capogruppo della Lega al Pe Mara Bizzotto, sostenendo che la Lega “non ha nessuna intenzione di entrare nel Ppe, né oggi né in futuro”, anche alla luce della “pessima figura fatta dai popolari che, in grandissima parte, hanno pugnalato alle spalle Orban su mandato della Merkel”.

Dagli eurodeputati azzurri, che si sono smarcati dalla scelta fatta dalla maggioranza dei popolari votando a favore del premier ungherese in linea con la Lega, si è alzata la voce della vice presidente del gruppo Lara Comi, che sull’ipotesi Salvini nel Ppe ha parlato di “gossip di settembre”, mentre la collega azzurra Elisabetta Gardini ha tagliato corto sulle divisioni parlando di “dialettica interna”,tipica di una “grande famiglia come il Ppe” dove “è normale avere delle spaccature”.

Le fratture sul caso Orban avranno riflessi importanti in vista delle cruciali elezioni europee di maggio. “Per la prima volta nella mia vita di europeo ho paura”, ha ammesso il commissario Ue agliAffari economici Pierre Moscovici parlando proprio del voto del 2019 in conferenza stampa a Parigi.

Moscovici ha evocato lo spettro di un “minaccia esistenziale” per l’Europa. Vale a dire “l’attacco dei populisti alla democrazia liberale, e quando dico liberale - ha tenuto a puntualizzare - parlo della combinazione tra democrazia e libertà”. Mentre le forze populiste “sono democratiche quando vincono le elezioni, ma poi erodono progressivamente le libertà”.


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