PREMONITIONS :SIMILI O DIVERSI?

di Simona Balduzzi

titolo originale : Solace anno: 2015 genere : thriller, noir durata : 101 min regia: Afonso Poyart scritto da : Tedd Griffin sceneggiatura: Ted Griffin , Sean Baley musiche : BT ( Brian Transeau ) cast : Anthony Hopkins , Colin Farrel, Jeffrey Dean Mor- gan , Abbie Cornish , Marley Shelton , Xander Berkeley,Janine Turner, Kenny Jonnson , Sharon Laerwnce



Premonitions ( 2015), evidenzia immediatamente l’ occhio di riguardo del regista per la comuni- cazione iconografica ; forse il perché Afonso Poyart, è figlio della post-produzione pubblicitaria e non tralascia nulla . L’attenzione per i dettagli e una fotografia strategica oltre che bilanciata , viene posta nelle scene con chiaro intento del messaggio, che irrompe prepotentemente nella psiche di chi guarda. Al di là degli elementi simbolici e del forte uso di colori a contrasto , è il movimento di camera a sancire il ritmo: vorticosa nel suo ruotare intorno all’oggetto di scena, la telecamera resta incollata al suo bersaglio, regalando un’azione che non smette mai veramente compiersi. Talvolta le scene ( che passano dai primi e primissimi piani alle panoramiche aeree ), sembrano girate di nascosto e mostrate allo spettatore quasi gli venisse regalata una confidenza; ne consegue, un senso di intimità che rapisce lo sguardo empatico del pubblico . Ottima la caratterizzazione dei personaggi , che spinge a delineare quasi subito protagonista e antagonista , an- che se la struttura narrativa è tutt’altro che scontata: solo l’ammirazione della spalla, rivelerà la vera forza dell’ eroe. Dopo il suo esordio con il lungometraggio d’azione 2 Coelhos ( 2012) , il regista brasiliano lavora al progetto scritto da Ted Griffin, inizialmente destinato ad essere il se- quel di Seven( 1995), diretto da David Fincher. Un Anthony Hopkins più maturo e pacato , ma non meno inquietante de Il silenzio degli innocenti ( 1991), incanta col suo carisma: un’ambigui- tà di fondo su cui il regista gioca, consapevole che nonostante qui , l’attore stia dalla parte dei buoni, nell’immaginario collettivo egli rievoca i tratti indescrivibili della pazzia. I personaggi sono più volte inquadrati attraverso le loro figure rese speculari da specchi , come ad indicare che non c’è vera separazione tra noi e l’altro : un dialogo che ben si collega al tema dell’onnipotenza e dell’eutanasia. Questioni forti ,destreggiate con maestria e ben compensate dall’azione (la task force dell’ FBI non cede il passo alle elucubrazioni drammatiche dei due co-protagonisti ): accomunati da un’insolita intelligenza e dal dono della precognizione, i due risultano tanto separati nei valori, quanto vicini nel destino . I dialoghi sono ben scritti ; musiche e rumori , dinamizzano una trama già densa, resa ancor più scenografica dal richiamo alla musica di Puccini , per non citare quella connotazione per la quale musica classica e follia, spesso vanno a braccetto. Tensione e suspense non deludono le aspettative , mentre un certo sarcasmo verso la psicologia, diverte nel- la disillusione . Alcuni effetti speciali risultano eccessivi, rispetto ad una regia così ben curata

Trama Nell’intento di catturare un serial killer Joe Merryweather (Jeffrey Dean Morgan) e Katherine Cowles (Abbie Cor- nish) ( agenti dell'FBI ), chiedono l’aiuto dello psichiatra John Clancy (Anthiny Hopkins): il medico, ormai ritiratosi da tutto dopo la morte della figlia Emma (Autumn Deal), è l’unico che possa contribuire al caso, in quanto dotato di capacità precognitive. Proprio al pari dell’assassino infatti, John ha percezioni che tuttavia, sembra più astuto di lui : egli uccide in virtù di un’eutanasia preventiva , allo scopo di alleviare le sofferenze delle sue vittime ( spesso malati terminali ai quali non vuole provocare ulte- riore dolore ). Il mitomane , ha programmato ogni cosa : egli sa già tutto ed è a conoscenza del fatto che anche John conosce dentro sé ciò che sta per accadere.

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