Preso Fezzani, il reclutatore


TERRORISMO/IL LEADER DELL’ISIS ARRESTATO IN SUDAN SU MANDATO DI CATTURA ITALIANO


MILANO. Più di quattro anni fa aveva cercato di far perdere le sue tracce e invece è sempre stato monitorato nei suoi spostamenti e non è mai stato perso di vista. E così nei giorni scorsi l’intelligence ha arrestato in Sudan quello che è stato definito uno dei più pericolosi terroristi internazionali, prima ‘soldato’ di al Qaeda e ora ‘colonnello’ dell’Isis, il tunisino Moez Ben Abdelkader Fezzani. L’arresto è avvenuto per via di un mandato di cattura internazionale emanato dalla Procura Generale di Milano in seguito a una condanna diventata definitiva nel febbraio di due anni fa a 5 anni e 8 mesi per terrorismo internazionale in quanto Fezzani, il cui nome di battaglia è Abu Nassim, era accusato di far parte di una cellula del Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento con base operativa a Milano, in via Paravia, e che era “in diretto collega- mento con una rete di analoghi ed affini gruppi” attivi in Germania, Inghilterra, Spagna, Belgio, Francia, Algeria, Pakistan, Afghanistan e Tunisia. Accusa per cui in primo grado era stato assolto ma espulso dall’Italia e rimpatriato nel suo Paese di origine, la Tunisia, dove, anche da lì, è stato di recente spiccato un mandato di arresto poiché è sospettato di essere una delle menti delle stragi del Bardo e di Sousse e anche del fallito assalto jihadista a Ben Guerdane del marzo scorso. Già noto per essere nelle file degli estremisti islamici dal 1997, Fezzani ha cominciato la sua militanza, spinto dai sermoni di Anwar Shaaban ex imam nella moschea di viale Jenner a Milano, con la lotta per la Bosnia per poi passare nel network di Osama Bin Laden,e per finire a reclutare soldati per il Califfato. Siti internazionali lo danno come leader di Katibat al-Battar, una delle “forze speciali” dello Stato Islamico che sarebbe legata anche ai responsabili degli attentati di Parigi e Bruxelles. Nato a Tunisi nel 1969, Fezzani avrebbe vissuto in Italia da “uomo libero”, sono le sue stesse parole, tra l’88 e il ’97 fino a quando, venne sorpreso a smerciare banconote false tra il capoluogo lombardo e Cremona. L’anno dopo, nel ’98 riuscì a sfuggire a una retata che riguardava i reduci della guerra in Bosnia coordinata dalla Procura e condotta dalla la Digos. In Afghanistan sarebbe stato operativo in gruppi satellite legati al Qaeda come Ansar Al Sharia Tunisia(AST). Nel2002è stato bloccato in Pakistan dove avrebbe avuto il compito di “organizzare la logistica dei mujaheddin” provenienti dall’Italia e il loro ritorno a Milano, allora, come era stato ricostruito in varie indagini, crocevia dei militanti verso il Nord Europa. De- tenuto per quasi 7 anni nella nella base statunitense di Bagram venne trasferito a Guantanamo e poi estradato in Italia.

Interrogato dai magistrati aveva detto: “Ho vissuto a Milano, Napoli, Bolzano e Valle d’Aosta. A Napoli ho fatto il brac- ciante, a Milano ho venduto eroina e hashish prima di diventare un uomo pio e religioso”. Nell’aprile 2012, dopo un periodo di detenzione e dopo essere stato assolto in primo grado, è stato espulso in Tunisia. Successivamente è stato localizzato in Libia, dove avrebbe gestito campi di addestramento per aspiranti mujaheddin. Nell’estate 2013, è stato individuato in Siria da dove sarebbe rientrato nuovamente in Libia nel 2014, dove ha reclutato aspiranti combattenti a favore dell’Isis. Ricercato dalle autorità italiane in seguito alla decisione dei giudici di appello di trasformare la sua assoluzione in condanna e dalle autorità tunisine per le due stragi una nel marzo e l’altra nel giugno 2015, dopo l’attacco aereo statunitense a Sabrata nel febbraio 2016 e il fallito colpo di mano tentato dai miliziani di Al Baghdadi nella cittadina di Ben Guerdane, sempre secondo i monitoraggi delle due agenzie di intelligence italiane, sarebbe fuggito versoilsuddellaLibia.Dalìlasuafuga sarebbe proseguita in Centro Africa e terminata in Sudan, dove è arrivato lo scorso agosto e nei giorni scorsi è stato catturato. Ora la giustizia italiana, tramite il ministero, ha già avviato le procedure per l’estradizione chiedendo gli atti alla Procura generale milanese. Anche Tunisi potrebbe chiedere la consegna di Fezzani. Il presidente del Copasir Giacomo Stucchi ha espresso il suo “compiacimento” per l’operazione antiterrorismo andata in porto.


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