Presto il nuovo giudice

L’AFFONDO DI TRUMP SULLA CORTE SUPREMA. “SARÀ UNA DONNA”



di Serena Di Ronza

NEW YORK. Donald Trump lancia l’affondo sulla Corte Suprema per rilanciare la sua campagna elettorale, distraendo l’attenzione dalla pandemia che ha fatto quasi 200.000 morti negli Stati Uniti. Il presidente intende nominare il successore di Ruth Bader Ginsburg la prossima settimana: “sarà una donna”, dice ai suoi sostenitori in giubilo. “Sarà talentuosa e brillante. Non abbiamo ancora scelto, ma abbiamo diverse opzioni”, spiega il tycoon alla sua base in North Carolina che gli grida ‘fill the seat’, sostituiscila. Uno slogan nuovo, dopo il “lock her down” usato per Hillary Clinton nel 2016, che sembra piacere al presidente: “potremmo farne una maglietta, è una buona idea”. Trump quindi rassicura i suoi fan sul fatto che una nomina ci sarà, e ci sarà a breve: “è un obbligo”. La sicurezza ostentata pubblicamente dal presidente nasconde la guerra quasi fratricida che si è aperta dietro le quinte. Il voto al Senato su una possibile nomina di Trump divide i repubblicani: la senatrice Susan Collins ha detto che non si dovrebbe procedere alla votazione fino alle elezioni. Di papere opposto il senatore Ted Cruz che, sventolando lo spettro di una crisi costituzionale, preme per agire in tempi stretti, prima delle elezioni di novembre, così da garantire una Corte Suprema completamente funzionale nel caso “probabile” che fosse chiamata a pronunciarsi sull’esito del voto. Dietro le quinte Trump insieme alla ‘mente’ dei conservatori Mitch McConnell lavora per assicurare che i repubblicani abbiano i numeri necessari per approvare la nomina e quindi ipotecare la Corte Suprema per i prossimi decenni. Al momento la favorita a sostituire Ginsburg sarebbe Amy Coney Barrett, giudice cattolico e anti-abortisca: una conservatrice quindi ad hoc, quasi l’antitesi dell’icona liberal. Fra le papabili anche Barbara Lagoa, giudice della Florida di origine ispaniche, per l’esattezza cubane. La nomina di una donna consentirebbe a Trump di arginare le critiche, che si attendono violente per la sua fretta a procedere quando mancano poche settimane al voto. I democratici sul piede di guerra minacciano ‘ritorsioni’ contro i repubblicani nel caso in cui dovessero votare la nomina di Trump prima della fine dell’anno. Fra le ipotesi da perseguire quella più odiata dai conservatori: ampliare il numero dei saggi alla Corte Suprema. “McConnell può pensare che la battaglia è già finita, ma non ha capito che è appena iniziata”, afferma la senatrice democratica Elizabeth Warren. L’ex presidente Bill Clinton, che ha nominato Ginsburg alla Corte Suprema nel 1993, critica la corsa dei repubblicani al voto: “non si ha una democrazia se sono usate regole per un gruppo e delle altre per tutti gli altri”, dice riferendosi al 2016, quando Barack Obama nominò Merrick Garland alla Corte Suprema ma McConnell non consentì il voto perché non sarebbe stato giusto in un anno elettorale. Il timore maggiore dei democratici è che la poltrona vuota di Ginsburg possa galvanizzare la campagna di Trump, spingendo in massa evangelici e super conservatori a votarlo nella consapevolezza che consolidare la maggioranza conservatrice alla Corte Suprema è quasi più importante della presidenza. Al momento Joe Biden comunque resta in vantaggio a livello nazionale di otto punti, ed è ritenuto il più affidabile per la gestione della pandemia mentre Trump lo è per l’economia. Ed è proprio la carta del coronavirus, legata a quella del seggio libero alla Corta Suprema, quella che Biden vuole giocare negli ultimi scampoli di campagna. Il messaggio dell’ex vicepresidente è chiaro: la pandemia ha messo in evidenza la necessità dell’assistenza sanitaria e ora, se Trump potrà sostituisce Ginsburg, in gioco c’è l’Obamacare e la possibilità di curarsi. Per Biden però il terreno è scivoloso: nonostante le richieste, al momento l’ex vicepresidente non sembrerebbe intenzionato a rendere pubblica una lista di suoi candidati alla Corte Suprema, La poltrona di Ginsburg riaccende anche l’attenzione sulle sue precedenti dichiarazioni di voler nominare un afroamericano fra i saggi. Insomma la partita è aperta e tutta da giocare e l’attesa sale per il primo dibattito presidenziale del 29 settembre.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA