Quasi 23 mila nuovi casi

PARISI: “E’ LA TERZA ONDATA”. LA CRESCITA RADDOPPIA OGNI 15 GIORNI



di Enrica Battifoglia

ROMA. La crescita dei casi di Covid-19 è ormai evidente, con quasi 23.000 nuovi casi, che segnano un aumento del 10% in 24 ore. Una crescita che per il fisico Giorgio Parisi è chiaramente esponenziale, con un tempo di raddoppio di 15 giorni, e che annuncia l’arrivo della terza ondata, trainata dalle varianti del virus sarsCoV2. Confermano l’andamento i dati della fondazione Gimbe, che nel suo monitoraggio segnala un incremento dei casi del 33% in una settimana. Una crescita in linea con quella che si sta osservando in molti Paesi europei, dove “i casi di Covid sono in aumento dopo sei settimane di calo”, ha rilevato l’Organizzazione Mondiale della Sanità. I dati del ministero della Salute descrivono una situazione indubbiamente critica, con 22.865 nuovi casi positivi in 24 ore, contro i 20.884 del giorno precedente, rilevati con 339.635 tamponi, fra molecolari e antigenici, in calo rispetto ai 358.884 del giorno prima. Il rapporto fra i nuovi casi e il totale dei tamponi indica che il tasso di positività è salito al 6,7%, ossia lo 0,9% in più rispetto al 5,8% di 24 ore prima; mostra un incremento (ben il 22% in più in 24 ore) anche il rapporto fra il totale dei casi e i soli tamponi molecolari, pari all’11%. In lieve flessione il numero dei decessi, che con 339 segnano il 2% in meno rispetto ai 347 del giorno prima. Salgono invece del 3% i ricoveri nelle unità di terapia intensiva, per un totale di 2.475. In 24 ore c’è stato un aumento di 64 unità nel saldo quotidiano tra ingressi e uscite e gli ingressi giornalieri in rianimazione sono stati 232. Il totale dei ricoverati nei reparti Covid è invece di 20.157, con aumento di 394 unità rispetto al giorno precedente. Che le terapie intensive siano in “forte sofferenza”, lo rileva Alessandro Vergallo, presidente del sindacato dei medici anestesisti e rianimatori (Aaroi-Emac), per il quale è un errore considerare l’occupazione dei reparti tra i parametri per decidere le chiusure perché questa è l’ultima cifra a salire, in ritardo rispetto ai contagi. Anche riguardo alle regioni i dati del ministero della Salute indicano che un incremento evidente, con la Lombardia che in 24 ore ha registrato 5.174 nuovi casi, seguita da Campania (2.780), Emilia Romagna (2.545), Piemonte (2.167), Lazio (1.702), Veneto (1.487), Puglia (1.438) e Toscana (1.239). E’ un quadro complessivo che, sommato all’andamento dell’epidemia osservato negli ultimi giorni, indica che “siamo in una situazione di crescita esponenziale lenta”, come osserva Parisi.“La prima ondata raddoppiava ogni tre giorni perché non erano state adottate misure, nella seconda il tempo di raddoppio era una settimana e adesso è di circa 15 giorni: è un tempo di raddoppio più lento rispetto a quello delle ondate precedenti”, osserva il fisico di Università Sapienza di Roma e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). “Considerando che stiamo arrivando a una media di circa 20.000 casi al giorno, fra 15 giorni - osserva - i nuovi casi potrebbero diventare 40.000: una situazione che difficilmente sopportabile dagli ospedali”. A un primo sguardo, prosegue Parisi, “non si direbbe si trovarsi di fronte a una terza ondata, ma bisogna considerare che si tratta di ondate di natura diversa”, con un incremento trainato dalle nuove varianti, soprattutto quella inglese, che “cresce molto più velocemente rispetto al virus originario e che ha raggiunto una crescita costante del 30% a settimana”. Una percentuale in linea con quella del monitoraggio della Fondazione Gimbe, relativo alla settimana dal 24 febbraio al 2 marzo, secondo il quale l’incremento dei nuovi casi di Covid 19, “negli ultimi 7 giorni supera il 33%, segnando l’inizio della terza ondata”. Emerge inoltre che i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti “sono aumentati in 16 regioni e nella provincia autonoma di Trento” e che “in tutto il Paese sale l’incremento percentuale dei nuovi casi ad eccezione di Bolzano, Umbria e Molise, che erano già sottoposte a severe misure restrittive”.

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