Quasi 35mila casi, 692 morti

FRENA L’AUMENTO DELLE TERAPIE INTENSIVE. SPERANZA: “DOBBIAMO RESISTERE”



di Matteo Guidelli

ROMA. Il virus rallenta la sua corsa ma è ancora presto per dire che sia una frenata consistente. I 34.767 (rpt. 34.767) nuovi casi e le 692 vittime in 24 ore indicate nel bollettino quotidiano del ministero della Salute dimostrano che ci vorranno ancora settimane per tornare ai livelli di inizio ottobre e confermano quanto ribadito venerdì nel monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità: la diffusione del Covid si mantiene a livelli “critici” in tutto il Paese, con un’Italia “monocolore” nella quale c’è un rischio elevato “di epidemia non controllata e non gestibile”. Per questo il ministro della Salute Roberto Speranza torna a richiamare tutti alla prudenza. “I primi segnali in controtendenza dopo le settimane di crescita vertiginosa del contagio si vedono, ma sono ancora del tutto insufficienti - sottolinea - La pressione sui servizi sanitari è fortissima” e dunque “dovremo ancora resistere. Guai a interpretare questi primi segnali come un liberi tutti”. I numeri ufficiali dicono che sono ormai 1.380.531 gli italiani che sono entrati in contatto con il virus dall’inizio dell’emergenza mentre il numero totale delle vittime si avvicina sempre più alle 50mila, una soglia inimmaginabile un anno fa: ad oggi sono 49.261, oltre 4.500 delle quali nell’ultima settimana durante la quale non si è mai scesi sotto le 500 al giorno. Che il virus colpisca ancora duro è certificato anche dal numero degli attualmente positivi, che sono quasi 800mila, 14.570 più di venerdì, e dai pazienti ricoverati nei reparti ordinari, che hanno superato la soglia dei 34mila (34.063), con un incremento rispetto a venerdì di 106. Crescono anche i dimessi e i guariti, 19.502 più di venerdì per un totale di 539.524. Un dato positivo nel bollettino del ministero della Salute però c’è. Anzi, ce ne sono due. Il primo è il rapporto tra i positivi individuati e i tamponi effettuati (237.225, circa 800 in meno), sceso di un punto rispetto a venerdì, da 15,6% a 14,6%; il secondo è l’incremento dei ricoverati in terapia intensiva: ‘solo’ 10 in tutta Italia nelle ultime 24 ore. Non solo. Dopo l’aumento di 120 pazienti in un solo giorno registrato martedì 17, l’incremento dei nuovi ricoveri è andato sempre a calare: 58 mercoledì, 42 giovedì, 36 venerdì e, appunto, dieci, sabato. Se è un trend si vedrà nei prossimi giorni, ma uno degli elementi fondamentali per ipotizzare un allentamento delle misure restrittive è proprio alleggerire la pressione sulle rianimazioni. Ed è anche questo il motivo che sta spingendo diversi presidenti di Regione e sindaci ad intervenire con ordinanze proprie senza aspettare la nuova classificazione del governo, che non arriverà prima di venerdì prossimo. Lo faranno sia il Veneto sia il Friuli Venezia Giulia, due delle tre regioni - la terza è il Molise - alle quali l’Iss nell’ultimo monitoraggio ha chiesto di valutare “la possibile adozione di ulteriori misure di mitigazione”. Il presidente del Veneto Luca Zaia ha annunciato che l’ordinanza sulla ‘zona gialla plus’ della settimana scorsa - quella che prevede una serie di restrizioni maggiori rispetto al Dpcm - “verrà reiterata” perché “non siamo ancora usciti da questo casino”. E il collega del Friuli Massimiliano Fedriga ha istituito un tavolo tecnico per valutare nuove misure e ulteriori limitazioni alla mobilità nei comuni dove si riscontrano forti criticità. Zone rosse locali, in sostanza, all’interno della Regione che è in zona arancione. Il presidente dell’Abruzzo ‘rosso’ ha invece lanciato uno screening di massa come quello in corso in Alto Adige. “Nei prossimi giorni tutta la popolazione della provincia dell’Aquila sarà sottoposta al test antigenico rapido” dice Marco Marsilio, con l’obiettivo di “spegnere i focolai” nel territorio più colpito dall’emergenza coronavirus in regione. Si muovono anche i sindaci: quello di San Severo, in provincia di Foggia, ha anticipato il coprifuoco alle 20.45, con il divieto di spostamento tra vie e piazze del paese; il collega di Seulo, in Sardegna, ha invece optato per un semi lockdown, con la chiusura di tutti i negozi e il divieto di accesso a fini turistici al fiume Flumendosa, e il sindaco Ovodda , sempre nel nuorese, ha deciso di chiudere tutto, comprese le messe, fino all’otto dicembre. A Carrara invece il primo cittadino ha invocato direttamente l’arrivo dell’Esercito: “la sanità locale è stremata”.

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