“Qui servono le ruspe”



MIGRANTI/SALVINI VISITA L’HOTEL HOUSE, IL GRATTACIELO “MULTIETNICO”

PORTO RECANATI (Macerata). L’ultima volta per salire all’ultimo piano dell’Hotel House a Porto Recanati si era dovuto travestire da imbianchino per non essere aggredito dai residenti dello stabile per cui aveva auspicato le ruspe. La soluzione nella mente del leader leghista non è cambiata nel tempo, ma ieri Matteo Salvini è entrato da ministro dell’Interno nel grattacielo multietnico in provincia di Macerata tra applausi, selfie e incoraggiamenti, anche da parte di stranieri. “Tanti auguri per essere qua”, gli ha mormorato un migrante consegnandogli un mazzo di fiori. “Ne abbiamo bisogno di auguri...”, ha risposto il vice premier, con una smorfia preoccupata, dandogli la mano, prima di lasciare Porto Recanati. Più che un blitz, è stata una passerella tra i fan quella di Salvini, che non scorge grandi margini d’azione per risolvere la questione del palazzone (480 appartamenti con 1.711 residenti tra cui solo un centinaio di italiani) afflitto da gravi problemi di sicurezza, criminalità (droga, prostituzione e contraffazione) e degrado che hanno richiesto 295 interventi operativi delle forze dell’ordine da inizio anno. “Fate le vostre analisi ma secondo me, qui servono le ruspe” ha ribadito alle autorità che lo avevano accompagnato fino in cima al grattacielo, una terrazza sul tetto, al diciassettesimo piano raggiunto faticosamente a piedi con uncodazzo di giornalisti, residenti, in particolare stranieri, che lo hanno ‘inseguito’ con telefonini per scattare foto o girare video. “Siamo tutti con te, ma dacci lavoro”, gli hanno detto nigeriani e pakistani. Altri lo hanno invocato per nome: “Matteo, Matteo”. Mentre uno chiedeva in italiano stentato a un agente della scorta che lo bloccava: “Ma perché io no posso parlare con Salvini?”. Per le scale del grattacielo e all’uscita, è rimbombata la richiesta diaiuto di una donna: “Ci hanno tolto la vita con questa pensione da fame, ridacci l’Italia, Salvini”. Amaro il ministro dell’Interno dopo la ‘visita’ agli scantinati, sotto sequestro come anche antenne, parabole e appartamenti ‘murati’ per pignoramenti dovuti a un debito del condominio salito a oltre due milioni di euro per mancati pagamenti: “Qui la partita non la vinci”. Nei meandri dell’immobile, il ministro ha visto arredi ammassati nei corridoi, immondizia accatastata, soffitti danneggiati e a rischio cedimento, scritte sui muri, finestre rotte, elettrodomestici in disuso. Tra i piani lo hanno seguito sguardi sorpresi di bimbi usciti a giocare sui pianerottoli con dietro madri fasciate in abiti lunghi e velo. “Peccato, avevano scelto una bella location...”, ha ammesso il ministro guardando il panorama mozzafiato ‘dall’attico’: si vede la riviera fino al Monte Conero e a San Benedetto del Tronto. Peccato perché servirà un “intervento radicale” che dovrà comunque tenere conto di “alcune persone i cui diritti vanno garantiti”: prima di decidere però sarà avviato un tavolo di concertazione tra vari Ministeri e istituzioni locali. “Ma cosa vuoi sistemare che dopo un quarto d’ora distruggono tutto - ha chiosato il vice premier - 1.700 in- quilini, 100 italiani sopravvissuti tra cui pensionati che non possono permettersi altro: che vita grama senza niente, né ascensore né citofono. Peggio di Quarto Oggiaro”.


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