Raid Coalizione Usa, venti morti


SIRIA/IN PERICOLO LA TERZA TREGUA, COMBATTIMENTI IN CORSO A POCHI CHILOMETRI DA DAMASCO


BEIRUT. È in pericolo anche la terza tregua concordata in Siria in un solo anno, mentre continua l'offensiva delle forze lealiste contro la Valle di Barada, vicino a Damasco, e una decina di formazioni ribelli hanno annunciato come risposta la sospensione dei contatti per preparare negoziati di pace che erano in programma entro gennaio. Intanto oltre 20 persone sono morte in raid aerei della Coalizione internazionale a guida Usa su un centro di comando dell'organizzazione qaedista Fatah al Sham, già Al Nusra. Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), gli attacchi sono avvenuti sulla cittadina di Sarmada, nella provincia di Idlib, vicino alla quale in altri raid, il primo gennaio, erano stati uccisi tre esponenti jihadisti tra i quali Abu Omar al Turkestani, considerato uno dei dieci più importanti dirigente qaedisti in Siria. Fonti degli attivisti affermano nel frattempo che combattimenti sono ancora in corso ad una quindicina di chilometri a nord-ovest di Damasco tra forze degli insorti da un lato e, dall'altro, l'esercito siriano e le milizie libanesi sciite Hezbollah, nonostante il cessate il fuoco a livello nazionale concordato la settimana scorsa tra Russia e Turchia con l'assesso dell'Iran ed entrato in vigore il 30 dicembre. L'Ondus segnala nuovi bombardamenti, anche con elicotteri, su alcuni villaggi della Valle di Barada, controllata dai ribelli. Un'area strategica perchè da qui proviene gran parte dei rifornimenti idrici per Damasco, dove dal 22 dicembre molti quartieri sono rimasti senza acqua. Fonti governative accusano i ribelli di avere inquinato l'acqua che arriva alla capitale versandovi gasolio, mentregli insorti affermano che sono stati i bombardamenti del regime a danneggiare gli impianti usati per la depurazione, ciò che ha reso impossibile l'erogazione. In un comunicato, i gruppi ribelli pro- pongono di consentire le necessarie riparazioni in cambio di una sospensione degli attacchi governativi e il monitraggio della tregua da parte di osservatori internazionali. Da parte sua Mosca, che con Ankara è 'garante’ della tregua, segnala 27 violazioni, mentre l'esercito turco ne ha contate 18, secondo quanto fa sapere l'agenzia Tass. Dieci fazioni ribelli, tra cui il Jaish al Islam, la più forte nella regione di Damasco, hanno affermato in un comunicato diffuso ieri in tarda serata di avere deciso di "congelare tutte le discussioni riguardanti i negoziati di Astana e ogni altra consultazione in merito al cessate il fuoco, fino a quando esso non sarà applicato integralmente". Nella capitale del Kazakistan dovrebbero svolgersi entro gennaio negoziati tra governo e opposizioni, in base all'intesa russo-turca. I combattimenti nella Valle di Barada, che durano ormai da tre settimane, mettono in luce uno dei punti deboli dell'accordo. La tregua non dovrebbe infatti essere applicata alle organizzazioni considerate terroriste dall'Onu, cioè l'Isis e Fatah al Sham. Il governo afferma che nell'area sono presenti miliziani di quest'ultima organizzazione, una circostanza negata però dagli insorti presenti sul terreno. Combattimenti sono peraltro segnalati dalla Russia, dalla Turchia e da varie fonti degli attivisti anche in altre province del Paese, specie in quella nord-occidentale di Idlib e, più a sud, in quella di Hama. Mentre nella regione di Raqqa, considerata la 'capitale’ dell'Isis in Siria, continuano gli scontri tra le cosiddette Forze democratiche siriane (Sdf), sostenute dagli Usa, e i miliziani del 'Califfatò, specie nei pressi della diga sull'Eufrate, 45 chilometri a ovest della città, in mano ai jihadisti.


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