Rampolli di famiglie locali


BANGLADESH I TERRORISTI RESPONSABILI DELLA STRAGE NEL RISTORANTE DI DACCA


DACCA. Isis o non Isis. E’ questa la margherita che esponenti governativi, dei servizi di intelligence e i media del Bangla- desh stanno sfogliando dopo lo shock su- scitato dal massacro di 20 civili stranieri - tra cui 9 italiani - compiuto venerdì nella Holey Artisan Bakery di Dacca. Da giovani terroristi rampolli di ricche famiglie locali arruolatisi nelle file della jihad “per moda”, secondo la versione del ministro dell’Interno.

E’ stato necessario assistere ad una strage in un gettonato ristorante della classe medio-alta, la più grave mai registrata nella storia del Paese, perché il governo - che da sempre nega infiltrazioni della rete del terrore globale in Bangladesh - esaminasse con la dovuta at- tenzione la rivendicazione dell’azione da parte dei se- guaci del ‘Califfo’ Abu Bakr al-Baghdadi.

Dal febbraio 2015, quando gli attacchi a intel- lettuali, blogger, stranieri ed esponenti di minoranze religiose si sono fatti sem- pre più frequenti, Isis e Al Qaeda se li sono sistema- ticamente attribuiti, colle- zionandone oltre una ven- tina ciascuno. Fino alla strage nella Bakery del quartiere diplomatico di Gulshan-2, che l’Isis ha fatto sua assicurando attraverso Amaq, l’agenzia di stampa del ‘Califfato’, che è stata opera di un commando bengalese di cui si conoscono anche i nomi (oltre che i volti) dei cinque componenti: Akash, Ba- dhon, Bikash, Don e Ripon.

Erano seguiti da tempo dalle forze dal- l’intelligence locale, ha fatto sapere l’ispettore generale della polizia del Ban- gladesh, AKM Shahidul Hoque. E stavol- ta all’interno del governo sono comincia- te ad affiorare le prime divergenze. Fino a qualche mese fa la premier Sheikh Ha- sina ed i suoi ministri escludevano la pre- senza dell’Isis o di Al Qaeda nel Paese, ripetendo che i colpevoli degli attentati non erano altro che i membri dell’opposi- zione guidata dal Partito nazionalista bengalese (Bnp) della ‘begum’ Zia Khaleda, ed in particolare il suo alleato Jamaat Islami.

Ieri il più radicale nel continuare a negare la presenza di miliziani riconduci- bili all’Isis nel Paese è stato il ministro dell’Interno, Asaduzzaman Khan, che ha insistito nel mantenere la questione entro i confini nazionali, attribuendo la responsabilità dell’attacco ad un gruppo jihadi- sta indigeno, il Jumatul Mujaheddin Ban- gladesh. Gli autori del massacro sono “tutti istruiti, provenienti da famiglie benestan- ti, sono andati all’università e nessuno di loro ha mai frequentato una madrassa”, ha dichiarato il ministro. E alla domanda sul perché sarebbero diventati militanti isla- mici, Khan ha risposto secco: “E’ diven- tata una moda”. Non la pensa proprio così il numero due del ministero degli Esteri bengalese MD Shahidul Haque che ieri, presentando all’ambasciatore d’Italia Mario Palma le condoglianze per le vitti- me italiane, ha sostenuto che “la gente qui è scioccata e sorpresa perché si chiede come mai dei giovani possano essersi radicalizzati così tanto”.

Haque, a differenza del ministro del- l’Interno, non ha respinto categoricamen- te che possa essersi davvero trattato di un’azione coordinata dall’Isis. Ma anche lui ha confermato che “gli autori non ven- gono dall’Iraq o dalla Siria, sono giovani bengalesi, molti dei quali colti, con buone prospettive ed appartenenti alla classe media del Paese”.

Intanto un video amatoriale del blitz dell’esercito di sabato all’alba - girato da un cittadino sud-coreano da una finestra che si affaccia sul ristorante attaccato dai terroristi - ha sorpreso gli esperti e gettato altri dubbi sulla versione ufficiale fornita dalla polizia bengalese. I portavoce ufficiali avevano infatti assicurato di aver liberato numerosi ostaggi grazie all’inter- vento armato.

Ma le immagini sembrerebbero mostrare che vi sia stato un rilascio volonta- rio di persone, probabilmente musulmani, fra cui bambini e donne velate, che si ve- dono camminare con calma attraversando un giardino prima dell’intervento dei blin- dati, impiegati dopo oltre 10 ore per met- tere fine alla presa di ostaggi. Infine c’è da segnalare che per non restare indietro all’Isis nella corsa per la leadership del terrore in Asia meridionale, il leader di al Qaeda nel subcontinente indiano (Aqis), Asim Umar, ha incitato i musulmani del- l’India a “sollevarsi” e a lanciare attacchi alle autorità e alla polizia indiane. E per questo ha evocato l’esempio dei “lupi solitari” in Europa.


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