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Raqqua, massacro di civili



BEIRUT. Devastazione e terrore dominano le immagini che provengono da Raqqa, la “capitale” dello Stato islamico dell’Isis nel nord della Siria, che da martedì è sotto una infernale pioggia di fuoco da parte di aerei governativi, russi e anche della coalizione internazionale guidata dagli Usa. Con un bilancio di civili che oscilla fra i 18 - così dicono gli attivisti del gruppo “Raqqa viene massacrata nel silenzio” (Rbss) - e i 25 o più fra cui bambini e minorenni, come sostiene l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus).

I raid aerei su Raqqa sono venuti in risposta alla controffensiva lanciata dai jihadisti a sud-ovest della loro “capitale” in Siria. Da giorni le forze leali a Bashar al Assad sostenute dall’aviazione russa, cercavano di sfondare le linee dell’Isis lungo la strada per Tabqa. I jihadisti sono riusciti a respingere i lealisti, costringendoli ad arretrare verso la Siria centrale. Secondo rapporti di stampa non confermati, sarebbero 200 i miliziani e i militari lealisti uccisi nelle battaglie lungo la via Ithriya- Tabqa. Bilanci più realistici ridimensionano le perdite governative a qualche decina in 4 giorni di scontri.

Secondo l’Ondus, martedì sono morti in tutta la Siria 28 militari di Damasco, solo alcuni però sono caduti nelle trincee del distretto di Tabqa. Le offensive governative e russe hanno subito una battuta d’arresto anche nella regione di Palmira, ricca di giacimenti di gas naturale e fosfati. I jihadisti hanno respinto i lealisti attorno alla collina strategica detta SyriaTel, così chiamata perché sulla sua cima sono installati i ripetitori di una delle due compagnie telefoniche cellulari del Paese.

Nel nord del Paese, l’Isis riesce a opporre resistenza anche alle forze curdo-siriane, sostenute dagli Stati Uniti. Da circa un mese è in corso l’offensiva per la conquista di Manbij, la cittadina ancora in mano ai jihadisti tra Aleppo e Raqqa. Le Forze democratiche siriane, guidate dall’ala siriana

del Pkk turco (considerato “terrorista” daAnkara), sostenute dagli Usa, cercano in queste ore di prendere gli enormi silos di grano nella periferia sud di Manbij. Nei giorni scorsi l’Isis era riuscito a infliggere dure perdite ai curdo-arabi, ricorrendo ad autobomba lanciate sui posti di blocco militari.

E mentre aerei ed elicotteri governativi continuano a bombardare posizioni civili in zone diAleppo (nord), Damasco (centro) e Daraa (sud) fuori dal controllo lealista, il presidente siriano Bashar al Assad ha nominato ieri come nuovo premier Imad Khamis, già ministro dell’Elettricità. Khamis sostituisce Wael Halqi, in carica dall’agosto del 2012.

Lo scorso aprile elezioni parlamentari si erano svolte nelle regioni siriane

sotto il controllo governativo. Una consultazione che le opposizioni e i loro sostenitori all’estero avevano giudicato prive di significato. E a Damasco è tornato in libertà, dopo due anni e mezzo di prigionia nelle carceri del regime siriano, un noto attivista politico cristiano, Gabriel Moshe Kourie, responsabile dell’Organizzazione siriaca democratica, una formazione delle opposizioni siriane non riconosciute dal regime di Damasco.

Secondo l’Ondus, la liberazione di Moshe, in carcere dal 2013, è stata possibile solo grazie all’intervento del patriarca siriano-ortodosso Ignatius Aphrem II.


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