Reali i cambiamenti climatici


MARRAKECH/KERRY: GLI AMERICANI VOGLIONO IL RISPETTO DELL’ACCORDO DI PARIGI


MARRAKECH. “La maggioranza degli americani sa che i cambiamenti climatici sono reali e vuole mantenere gli impegni presi con il Pianeta”. Il segretario di Stato Usa John Kerry parla a Marrakech, ai delegati della Conferenza Onu sul clima Cop22. Ma il suo discorso è rivolto soprattutto a una persona che sta oltre oceano, a New York, negli ambienti sfarzosi e pacchiani della sua Torre. Donald Trump, l’uomo che dice che il riscaldamento globale è una frottola, che vuole portare fuori gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, è lo spettro che da giorni si aggira per la Con- ferenza. Kerry parla soprattutto a lui. Si dice ottimista “per gli impegni che il mondo del business ha assunto e che costringeranno i politici a raggiungere gli obiettivi”. Con sé il segretario di Stato ha portato un appello di 365 investitori americani, che sostengono l’Accordo di Parigi e chiedono al loro paese di rispettare gli accordi. “Investire in energia pulita è una scelta di senso economico - continua Kerry, insistendo sul tasto più sensibile per il busi- nessman Trump -. Nessuna nazione potrà fare meglio, se resta fuori”. Poi, getta il guanto di sfida al presidente eletto. Gli Stati Uniti del presidente uscente Obama sono il primo paese (insieme al Messico, quello che Trump vorrebbe isolare con un muro) a presentare all’agenzia dell’Onu sul clima, la UNFCCC, la strategia climatica di lungo termine. Il protocollo prevede di ridurre le emissioni dell’80% entro il 2050, rispetto al livello del 2005. Trump aveva intimato a Obama di non fare nulla in politica internazionale nei due mesi e mezzo della transizione. Ma per il presidente uscente l’Accordo di Pa- rigi è troppo importante, è il suo successo più grande, insieme all’intesa sul nucleare iraniano. Anche Cina ed Unione europea salgono sul palco di Marrakech per ribadire che da Parigi non si torna indietro. “Anche se stiamo entrando in acque sconosciute, vi assicuro che l’Unione europea starà salda su un terreno traballante”, rassicura il Com- missario europeo per il Clima, Miguel Arias Canete. Il suo omologo cinese, Xie Zhenhua, dice che “tutte le parti devono accelerare il mantenimento dei loro impegni, per costruire una reciproca fiducia come base per la realizzazione dell’Accordo”. Ieri è stata anche la giornata dell’impegno africano, con 30 leader del continente riuniti dal re del Marocco, che da mesi conduce negoziati per guidare i paesi verso la svolta ecologista. “Il nostro continente - ha insistito - è quello che paga il prezzo più alto per i cambiamenti climatici. Ora abbiamo bisogno di giustizia climatica e dei mezzi per raggiungerla”. La Banca mon- diale risponde con 1,5 miliardi di dollari di fondi per Nordafrica e Medio Oriente, da elargire entro il 2020. I Paesi ricchi, fra i quali l’Italia, per ora si limitano a un misero finanziamento di 23 milioni di dollari per aiutare i Paesi poveri a combattere il riscaldamento globale. La partita vera, quella del Green Climate Fund da 100 miliardi di dollari all’anno dal 2020, previsto dall’Accordo di Parigi, è quella che si deve giocare negli ultimi due giorni della Cop22.


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