Recessione sotto la lente dell’Fmi

IL DIRETTORE GENERALE DEL FONDO INVITA I GOVERNI A SPENDERE E ACCANTONARE L’AUSTERITY



di Serena Di Ronza

NEW YORK. La peggiore recessione dalla Grande Depressione sotto la lente del Fondo Monetario Internazionale. Anche se le prospettive non sono così nere come inizialmente dipinte, lo stato di salute dell'economia globale non è dei migliori e dipende dall'andamento del virus. È in questo quadro che si aprono le riunioni annuali del Fmi, chiamato al consueto check up dell'economia e a presentare ricette per rilanciare una ripresa che appare quantomeno incerta. Per Kristalina Georgieva si tratta di un importante test: alle prese con un'emergenza senza precedenti, il direttore generale del Fondo invita da mesi i governi a spendere accantonando quella austerity che in questo momento soffocherebbe una ripresa nascente. "Spendete e tenete le ricevute", è il mantra che Georgieva va ripetendo da mesi e che, molto probabilmente, ribadirà nel corso della girandola di riunioni virtuali. L'invito a spendere arriva nonostante l'allarme debito: il Fmi stima che quello pubblico globale raggiungerà il record di circa il 100% del Pil nel 2020. Un dato preoccupante ma che, al momento, non deve essere un freno per effettuare quegli investimenti pubblici che possono fare la differenza, spingendo la crescita e l'occupazione. E anche aiutare il clima e ridurre quelle disuguaglianze che la pandemia ha accentuato, penalizzando soprattutto le donne e i giovani. L'esame del Fmi - atteso rivedere leggermente al rialzo le stime per il 2020 - si intreccia con un'altra altrettanto importante partita che si gioca a Washington, quella per nuovi stimoli all'economia americana. Le trattative proseguono ma al momento un accordo non appare a portata di mano con i democratici e la Casa Bianca impegnati in un reciproco scambio di accuse. L'ultima proposta di Donald Trump da 1.800 miliardi di dollari non è piaciuta alla Speaker della Camera Nancy Pelosi: "è un passo avanti e due indietro", l'ha liquidata. La Casa Bianca sembrerebbe intenzionata a fare anche di più sotto la spinta di Trump, che vede negli aiuti una delle possibili chiavi di volta per la sua rielezione dopo che nei giorni scorsi ha interrotto repentinamente le trattative fino a dopo il voto. A chiedere a gran voce un'azione del Congresso è il presidente della Fed. Senza aiuti - ha avvertito Jerome Powell - il rischio è quello di una ripresa troppo lenta che rischia di lasciare profonde cicatrici sull'economia.

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