Recovery: crepe nel governo

FRENA L’IDEA DEL RIMPASTO. IV ATTACCA, BATTAGLIA DELLA LEGA SUL DL SICUREZZA



di Serenella Mattera

ROMA. Crea le prime tensioni nella maggioranza, la proposta del premier Giuseppe Conte sulla gestione del Recovery fund. La struttura piramidale, con in cima una cabina di regia “a tre” di Conte, Gualtieri e Patuanelli e sei manager a gestire i sei grandi capitoli in cui si divideranno i 209 miliardi in arrivo dall’Ue, è già una mediazione, raggiunta all’esito di un braccio di ferro sotterraneo nel governo. E il ministro Enzo Amendola, a nome del Pd, fa sapere che si lavora “coesi” su questa traccia. Ma Italia viva sale sugli scudi e denuncia un sostanziale “commissariamento” dei ministri. Anche le truppe parlamentari della maggioranza si preparano a chiedere più voce in capitolo. E qualche dubbio lo esprime anche un ministro Pd come Lorenzo Guerini: “Bisogna considerare tutte le idee” su come gestire i fondi. La partita è aperta, insomma. Il presidente della Camera Roberto Fico invita governo e Parlamento a “fare squadra”. Una decisione sulla governance del Recovery andrà presa entro una decina di giorni, quando il governo dovrà tradurre le regole di gestione dei fondi in arrivo dall’Europa in una norma da inserire nella legge di bilancio, con un emendamento. Prima di allora, a infiammare il dibattito in maggioranza - ma anche nell’opposizione - minaccia di essere ancora una volta il Mes. Mentre sembra rinviato il dossier rimpasto, con il M5s che nega di voler cambiare squadra di ministri, potrebbe infatti trasformarsi in un ring, la comunicazione del ministro Roberto Gualtieri davanti alle commissioni di Camera e Senato sulla riforma del trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità. In quell’occasione il ministro difenderà la bontà della riforma, in vista dell’appuntamento di lunedì sera con l’Ecofin, che dovrà dare il via libera. David Sassoli, presidente del Parlamento Ue, si augura che il via libera arrivi: “L’Italia è l’unico Paese” che ancora non l’ha fatto. Ma i Cinque stelle da un lato e Fdi e Lega dall’altro, potrebbero alzare di molto i toni. Il M5s chiede infatti che si dica una volta per tutte che l’Italia non userà il Mes, neanche quello sanitario. Vorrebbe metterlo per iscritto in una risoluzione che si voterà il 9 dicembre in Aula, quando Conte riferirà sul prossimo Consiglio europeo. Al più, dicono fonti Dem, Gualtieri potrebbe affermare che l’Italia, per lo stato delle sue finanze, non ne ha bisogno. Ma escludere di usare il Mes sanitario è inammissibile, per Pd, Iv e Leu. Il rischio è spaccarsi nel voto in Parlamento, tra dieci giorni (si spaccherebbe anche l’opposizione, con Fi da un lato e Fdi e Lega dall’altro). Perciò Alfonso Bonafede del M5s chiede a Gualtieri di rassicurare. Ma probabilmente, dice una fonte di Leu, dovrà essere Conte a mediare. Altro tema delicato è quello del nuovo decreto su sicurezza e immigrazione, che sarà questa settimana in Aula alla Camera. Matteo Salvini annuncia che la Lega farà ostruzionismo: per giorni nell’Aula di Montecitorio potrebbe andare avanti un dibattito estenuante e dai toni assai accesi. Ma anche qui, c’è l’incognita dell’atteggiamento che terrà Fi: “Si unisca alla battaglia”, chiedono i capigruppo leghisti. In questo clima, la maggioranza affronta il dossier della gestione dei 209 miliardi in arrivo dall’Ue. La Francia ha deciso di dare poteri da “supercommissario” al ministro dell’Economia Bruno Le Maire. Il governo immagina una struttura ben più complessa, con una task force di 300 persone e sei manager a guidarla. In una prima versione si era immaginato anche un “supercommissario” che guidasse i sei, ma l’idea sembra tramontata. Il commissario Paolo Gentiloni nega che si tratti di uno “schema Ponzi”, una costruzione troppo complicata, ma sottolinea che la sfida “straordinaria” è far funzionare la macchina in modo che i fondi siano spesi in fretta. “Mi preoccupano le strozzature e i colli di bottiglia, non ce li possiamo permettere”, dichiara, invitando a far presto. Ma il dibattito rischia di infiammarsi per quello che Ettore Rosato (Iv) definisce un “commissariamento” dei ministri.

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