Recovery, slittano i 10 mld

STALLO TRA CONSIGLIO ED EUROPARLAMENTO. MA LA MANOVRA NON CAMBIA



di Domenico Conti e Patrizia Antonini

ROMA-BRUXELLES. Dieci miliardi, proprio quelli sotto forma di sovvenzioni a fondo perduto del ‘Recovery Fund’, che in teoria ‘ballano’ nella manovra 2021, rischiando di arrivare ben più tardi che a inizio anno, come riferiscono autorevoli fonti Ue. Nulla che rimetta in discussione l’impianto della legge di bilancio, visto che l’ampia disponibilità di cassa fa sì che al Tesoro - dove comunque auspicano che si risolva presto il braccio di ferro fra Euro- parlamento e Consiglio Ue che tiene in stallo gli aiuti - si possa essere tranquilli in caso di esborso più avanti nel corso dell’anno. Ma un segnale di difficoltà nella risposta europea allo shock pandemico, proprio quando la crescita torna a vacillare sotto la pressione dei contagi. E che riattizza l’opposizione, rischia di intrecciarsi con lo scontro politico sull’utilizzo del Mes, e arriva mentre la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, annuncia che i primi Paesi a ricevere il sostegno del fondo Sure “saranno Italia, Spagna e Polonia. Sono stati colpiti duramente dalla crisi. Il denaro arriverà rapidamente. Siamo con voi”. L’Italia mette dunque al sicuro la sua quota (oltre 27 miliardi complessivi, la maggiore fra i Pesi Ue) dei 100 miliardi del prestito Sure, la cassa integrazione finanziata dall’Unione europea. E il Tesoro incassa la fiducia degli investitori con un’asta del Btp trentennale con domanda record, ben 90 miliardi contro otto offerti. Ma il braccio di ferro tra Consiglio e Parlamento europeo, che verte su due nodi, lo Stato di diritto non rispettato da Polonia e Ungheria e i sacrifici imposti ai programmi ‘faro’ come l’Erasmus - farà inevitabilmente tardare l’operatività di Recovery Fund e Bilancio europeo: gli esborsi potrebbero slittare di due-tre mesi, dalla primavera all’estate. Al Mef - con 84 miliardi di liquidità disponibili - non c’è troppa preoccupazione: la cosa importante, si ragiona, è che i tempi non si allunghino all’infinito. In fondo il Commissario agli Affari economici aveva avvertito, già due giorni fa, che i fondi rischiavano di non essere sborsati nei tempi auspicati. E il governo è ricorso, nella manovra, a un fondo “anticipazioni” in cui stanziare ‘artificialmente’ già nella legge di bilancio le risorse del Recovery Fund che verranno utilizzate nel corso del 2021, e che hanno consentito di far lievitare lo stimolo di bilancio a oltre 39 miliardi, dai 24 in deficit. Queste risorse le quantifica la Nadef: 25 miliardi dall’Ue, di cui quattro dal React Ue, che sono disponibili, e 21 dal Recove-ry and Resilience Fund, di cui 11 miliardi in prestiti e 10 miliardi in forma di sovvenzioni a fondo perduto. Sono questi 10 miliardi le risorse che rischiano di tardare perché il Recovery operativo a gennaio è ormai un lontano miraggio. Dal momento dell’accordo tra Consiglio e Parlamento europeo servono almeno due mesi e mezzo per le ratifiche dei Parlamenti nazionali, che, per decisione delle capitali, devono aspettare che l’intero pacchetto negoziale - Recovery e bilancio - sia consolidato. Ed è difficile si arrivi ad un compromesso entro fine ottobre, perché nonostante si inizi ad intravedere la possibilità un accordo sul meccanismo dello Stato di diritto legato al bilancio, con l’ipotesi di poter chiudere il dossier tra un paio di settimane, resta la richiesta dell’Europarlamento di aumentare di 29 miliardi le risorse per i programmi ‘faro’ e conteggiare gli interessi per ripagare i prestiti del Recovery Fund (12,9 miliardi di euro) fuori dai tetti del Bilancio Ue. I leader Ue (Angela Merkel in primis) hanno chiarito al presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che tornare sull’intesa raggiunta a luglio su Recovery e Bilancio aprirebbe un vaso di Pandora. Ma l’Eurocamera punta i piedi, facendo trapelare oggi da fonti: “siamo contenti che la presidenza tedesca si stia accorgendo che potrebbero verificarsi ritardi nelle ratifiche dei Parlamenti nazionali”. Nelle ultime ore la presidenza di turno tedesca ha messo sul tavolo l’ipotesi di recuperare denaro fresco per i programmi ‘faro’, ed andare incontro alle richieste del Parlamento, ma i negoziatori dell’assemblea sembrano intenzionati ad insistere con richieste che porterebbero a un inevitabile prolungamento dello stallo. Una situazione che potrebbe essere ulteriormente complicata anche dalla nuova ondata di Coronavirus, con trattative in videoconferenza, poco adatte a risolvere divergenze sostanziali.

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