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Renzi cerca i voti della destra


RIFORME/IL PREMIER DISPOSTO A TUTTO PER IL REFERENDUM, LA MINORANZA INSORGE


ROMA. E’ un “rischio”, il referendum costituzionale. Ma non si può che rischiare, per “cambiare il Paese”. E puntare a “essere maggioranza” nel Paese, andando a prendere “i voti della destra”. Matteo Renzi mette in gioco tutto, nella campagna verso il 4 dicembre. Anche la sua legge elettorale, l’Italicum, che ritiene “perfetta”: “Sono pronto a cambiarla, perché il referendum è più importante”, dichiara. Ma la minoranza del Pd, che è a un passo dall’ufficializzare il No, non si fida più. E insorge per il ‘corteggiamento’ di Renzi agli elettori di destra: “Così si svuota il Pd di idee ed elettori”. Dopo aver ascoltato le parole di Renzo Piano al Senato sul piano Casa Italia, Renzi trascorre la giornata tra Firenze e Perugia. Prima l’incontro con i diecimila della Coldiretti: “La parte agricola dell’Irpef sarà cancellata”, annuncia. Poi la visita alla Perugina, l’incontro con alcuni sindaci di comuni colpiti dal terremoto e l’iniziativa referendaria in un teatro di Perugia. Infine, in serata, la sua Firenze, dove otto anni fa lanciò la candidatura alle primarie da sindaco di Firenze. Non parla più di dimissioni in caso di sconfitta, il premier: “La mia carriera personale è meno importante del referendum”, ribadisce, provando ancora a ‘spersonalizzare’ (“Il dibattito è andato male per colpa mia”, riconosce). Ma gli avversari, a partire dal centrodestra, stanno mobilitando al voto contro di lui. “Il referendum è un momento decisivo nella vita del Paese - replica il premier - avrà conseguenze sia nella vittoria del Sì che nella vittoria del No. Ma questa battaglia va fatta con un sorriso. Ci diranno di tutto: che siamo schiavi delle lobby finanziarie, delle plutocrazie, che vogliamo ridurre gli spazi di democrazia... Noi riportiamo tutto al merito”. Renzi si dice convinto che la “stragrande maggioranza” degli elettori del centro-sinistra sia per il “Sì” e si dice perciò“ottimista”, in un’intervista alla Bbc, sull’esito del voto. Ma si vince o si perde, aggiunge, conquistando i voti di elettori del centrodestra. Chi afferma il contrario, sibila, “vuol restare minoranza ma per cambiare le cose bisogna essere maggioranza”. Agli oppositori interni, il premier, non risparmia stilettate. “Il referendum non è il congresso del Pd”, dichiara. E a Massimo D’Alema riserva le parole più dure: “Ha come obiettivo distruggermi. E’ un esperto di lotta fratricida in casa. Citofonare Romano Pro- di e Walter Veltroni per sapere di che stiamo parlando. Se si fosse impegnato a com- battere il centrodestra quanto ha combattuto i suoi compagni di partito, questo Paese sarebbe diverso”, dichiara. “Mi va bene trovare le ragioni che ci uniscono”, aggiunge però a testimoniare la sua disponibilità al dialogo anche con la minoranza del partito. Difende l’Italicum e il meccanismo del ballottaggio, ma pronuncia parole che, afferma, gli costano “fatica”: “Sono pronto a fare una discussione vera e anche a cambiare la legge elettorale perché è meno importante del referendum: se vince il no torneranno le bicamerali e non cambierà nulla per decenni”. Ma la minoranza Dem è furibonda. Bersani avverte Renzi che sta andando “verso il burrone” e afferma che la nota positiva della vittoria del No è che così “salterebbe l’Italicum”. Sia lui che Gianni Cuperlo sottolineano che con il No il premier non si dovrebbe poi dimettere e il giorno dopo ci sarebbe lo stesso quadro di oggi. Ma è la frase sulla ricerca di voti di destra a far infuriare la sinistra Dem. Parole sbagliate, le definisce Cuperlo.

“Io incontro tante persone di sinistra che vogliono votare No - avverte Roberto Speranza - Non vorrei che il giorno dopo il referendum, avendo puntato sugli elettori di destra, ci ritrovassimo tutti iscritti al partito della nazione”. Intanto, dalla Cei arriva un appello al voto consapevole: “Questo referendum ha una valenza e un’importanza unica - dichiara il presidente Angelo Bagnasco - auspichiamo che le persone si informino e si impegnino personalmente”.


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