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Renzi esclude il rinvio del voto


REFERENDUM/IL PREMIER “RIMODELLA” LA CAMPAGNA DEL SÌ DOPO IL TERREMOTO


ROMA. Rinviare la data del referendum costituzionale, come conseguenza dei terremoti che hanno colpito il centro Italia. La proposta di Pierluigi Castagnetti si fa largo in un dibattito referendario congelato dall'emergenza sismica che ha colpito quattro Regioni e spaventato l'intera Penisola. E' una suggestione, ammettono sia dalla maggioranza che dall'opposizione, che ha un qualche fondamento, a partire dalle difficoltà tecniche ad organizzare il voto tra gli sfollati. Ma Matteo Renzi blocca il dibattito sul nascere: "E' una cosa che non esiste". L'idea del rinvio, a dire il vero, viene subito respinta al mittente da Forza Italia (Renato Brunetta accusa Renzi di volerle "provare tutte" per "paura" di perdere) ma non dal Movimento 5 Stelle, che in nome dell'impegno comune sul terremoto si limita a un più diplomatico: "Aspettiamo tutte le informazioni del governo per esprimerci". Dal Pd spiegano che sì, si potrebbe rinviare il voto con un decreto, ma solo se ci fosse il consenso di tutti i partiti e non se ne vedono le condizioni. Un rinvio potrebbe essere conseguenza del ricorso presentato a Milano da Valerio Onida, ma "anche questo ricorso - scommettono fonti della maggioranza Dem -verrà rigettato". E comunque ci pensa Renzi a sgombrare il campo, nella conferenza stampa al termine del Cdm sul terremoto: "Il referendum si tiene il 4 dicembre come abbiamo fissato, nessuno ci ha chiesto peraltro di fare il contrario. E' una boutade giornalistica". Altro discorso è la campagna referen- daria. Perché il premier esclude che "testa e cuore" possano essere "altrove" che non sull'emergenza. perciò l'indicazione arrivata al comitato referendario è stata sospendere per ora la campagna, anche sui profili 'social', dove campeggiano messaggi di solidarietà alle popolazioni colpite. Lo stesso premier potrebbe decidere di annullare un evento in programma a Padova mercoledì. E aveva anche valutato di rinviare o annullare la Leopolda, prevista per questo weekend. Al momento l'evento è confermato (anzi, si valuta anche l'ipotesi di riportare il Pd in piazza a ridosso del voto) ma non si escludono cambi in corsa, soprattutto se lo sciame sismico proseguisse. Di sicuro, cambia il taglio dell'evento: meno i toni da 'festa per il Sì', più oc-asione di confronto sul governo del territorio e sulla coesione sociale, cogliendo il 'gancio' dell'anniversario dell'Alluvione di Firenze e l'immagine degli 'angeli del fango'. Di sicuro all'evento (gira voce, che sarebbe però destituita di fondamento, di ospiti di eccezione come Jovanotti e Benigni) mancherà - e non è una novità - la minoranza del Pd, ormai in rotta di collisione con la maggioranza del partito. I bersaniani sono infatti già posizionati sul No: "Lo abbiamo annunciato in direzione e valuteremmo il Sì solo se ci fosse un impegno del governo, profondo e radicale, sulla legge elettorale", dice uno di loro. Ma le condizioni poste dai bersaniani per i renziani sono inaccettabili. Il tentativo in corso con la commissione sulle modifiche all'Italicum, spiegano, è provare a riconquistare al Sì Gianni Cuperlo. Con lui i vertici Dem torneranno a riunirsi in settimana, mercoledì o più probabil- mente giovedì. Ma al momento non risulta sia ancora iniziato il lavoro sul documento di sintesi sul quale Cuperlo baserà la sua valutazione, che è ancora in sospeso. E non sembra ci siano margini per accogliere richieste come lo stop al ballottaggio o l'elaborazione di una proposta di legge da presentare prima del voto per il referendum. Intanto annuncia il suo Sì Emma Bonino: "E' il meno peggio". Mentre un appello imparziale arriva dal presidente della Cei Angelo Bagnasco: si deve votare "senza affidarsi a slogan ma esprimendo la propria volontà in modo sensato e ragionato".


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