Renzi-show all’assemblea



PD/MARTINA SEGRETARIO. L’EX PREMIER LITIGA CON ZINGARETTI E CRITICA GENTILONI

ROMA. Maurizio Martina è il nuovo segretario del Pd. Il prossimo, lo eleggeranno alle primarie da tenersi prima delle elezioni europee, forse il 24 febbraio 2019. Ma è l’uscente, Matteo Renzi, a prendersi la scena di un’assemblea Pd a lungo rinviata. Interviene dal palco e galvanizza i suoi. Viene contestato dalla minoranza e si scalda: “Ci rivedremo al congresso e lo riperderete!”. Attacca Paolo Gentiloni, con cui i rapporti sono assai freddi, e ingaggia il primo scontro col candidato in pectore Nicola Zingaretti. “Non si può rifare un simil Pds o l’Unione”, accusa il senatore. “Non ascolta mai, un enorme limite per un leader”, replica puntuto il go- vernatore. La fotografia della giornata è nell’immagine della standing ovation di una parte dell’assemblea Pd alla fine dell’intervento di Renzi. Tra chi resta seduto, in prima fila, ci sono Gentiloni e Marco Minniti, seri in volto, che accennano un applauso. L’ex premier ascolta Renzi e Martina, poi va via senza parlare. Martina viene eletto segretario fino al congresso e promette “apertura, pluralismo e unità” per ricostruire un Pd che “non basta più a se stesso”. Ma è il senatore di Firenze a infiammare e dividere. Elenca dieci ragioni della sconfitta e in mezzo ci infila scelte ‘gentiloniane’ come il mancato ius soli, lo stop a voucher e vitalizi. Ammette di aver “rottamato poco” e critica una campagna elettorale senza “leadership”, con “un ‘falso nueve’”, un finto centroavanti. Non lo cita, ma tutti leggono un riferimento a Gentiloni: “L’algida sobrietà non fa sognare”. “Avete attaccato il Matteo sbagliato!”, si scalda, accusando intellettuali e la minoranza che lo contesta. Qualcuno urla il nome di Ignazio Marino e Renzi nega di essere stato il regista della sua caduta. Poi alza i toni. “State segando il ramo su cui sedete”. “Avete picchiato l’argine ai populisti”. “Mi hanno mostrificato sul web e dai di- rigenti non ho avuto solidarietà”. Ma non si illuda chi vorrebbe un Pd senza Renzi: “Non me ne sono andato quando conveniva e non me ne vado ora”, assicura. In una platea mai così tinta di rosso, per l’adesione di molti all’iniziativa di Libera promigranti, risponde a Renzi la minoranza: “Non puoi dare la colpa a Leu e Gentiloni”, attacca Andrea Orlando, che battibecca anche con Carlo Calenda (“Il fronte Repubblicano funziona solo ai Parioli”). “Avrò detto cazzate ma non puoi calpestarmi. Non si può sostituire ‘Bandiera rossa’ con ‘Uno su mille ce la fa’”, tuona Gianni Cuperlo. “Hai consegnato il Paese a Salvini”, accusa Francesco Boccia. Tutto a distanza, il confronto con Zingaretti. Renzi dice che il M5s è “la vecchia destra, una corrente della Lega”. Il governatore, che con i grillini dialoga in Regione, scommette che nel M5s si creerà una frattura a sinistra. Renzi guarda a Macron come “un riferimento” in Europa. Zingaretti lavora in vista del congresso a ‘comitati per l’alternativa’ aperti al civismo. “Al bando conservatorismo e nostalgia del passato”, dice il governatore, sostenendo che descriverlo come un post-diessino è una “caricatura di chi non ha argomenti”. Sono solo i prodromi - Zingaretti è ad ora l’unico nome in campo - del “congresso straordinario” lanciato dall’assemblea Pd. Martina viene eletto segretario da una platea non gremita (lo stesso Renzi è assente), con 7 no e 13 astenuti. Entro l’anno una nuova assemblea indirà il congresso “in vista delle europee”. Intanto si terranno congressi locali e a ottobre a Milano ci sarà un forum programmatico. Una commissione valuterà modifiche statutarie (anche sulle regole del congresso). L’area Emiliano non vota questo percorso: la formula è tanto vaga - denunciano - da rendere possibile un rinvio. “E’ un errore fatale” non aver fatto il congresso subito, attacca Roberto Giachetti: siete “fragili e impauriti”.


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