Renzi si tuffa nella battaglia


REFERENDUM/TORNATO DALLA CINA, PARTE PER IL TOUR DELLE FESTE DELL’UNITÀ


HANGZHOU (Cina). Matteo Renzi, finiti lavori del G20 di Hangzhou, lascia la Cina. E torna a Roma, determinato a immergersi nella campagna referendaria e pronto alla sua battaglia per il sì da giocare tutta sui “contenuti”. Annuncia che parteciperà nei prossimi giorni a “molte feste dell’Unità” - da Catania a Firenze, da Bologna a Reggio Emilia e Palermo - e poi, nella sua Enews, anticipa che venerdì sarà a Lecce e lunedì in Campania per iniziative sul referendum. Perchè ora la partita deve entrare nel vivo. Mentre Massimo D’Alema fa partire i suoi comitati per il ‘no’, parla di “furbizia” e bolla come un escamotage “sgradevole” il non aver ancora fissato ancora la data del voto, il premier - dall’altra parte del pianeta - minimizza: “Abbiamo smesso di personalizzare, speravo che la discussione fosse sui contenuti non sulle date...”. E torna a spiegare la ‘procedura’, sottolineando che è nei fatti un Cdm, chiamato a stabilire la data, entro il 13 ottobre: “Deve essere fissato, a norma di legge, entro quel giorno. Dopodichè decorrono tra i 50 e 70 giorni di tempo”, dice cercando di licenziare la questione come un dettaglio tecnico. Ma Renzi sa che il nodo c’è. E non solo per le polemiche che stanno accompagnando la vicenda. Quella decisione dovrà essere il risultato di un gioco di equilibrio che il premier conosce bene, incalzato da chi, tra i suoi, spinge per chiamare l’Italia alle urne sulle riforme in tempi stretti. E dall’altro lato da alcune esigenze, parlamentari ma anche istituzionali, che invece suggeriscono una data da fissare dopo l’approvazione della legge di stabilità. Renzi glissa così alle domande dei cronisti che lo incalzano su quanto detto dal ministro Boschi domenica, quando ha parlato di possibile finestra tra fine novembre e inizio dicembre. Ma non lascia cadere la palla. E usa le tante domande che rimbalzano dalla sala, per rilanciare la sua strategia e puntare sui contenuti per convincere gli italiani a barrare la casella ‘Sì’. Ribadendolo poi anche nella sua E- news: “Questo referendum non riduce la democrazia ma le poltrone. Semplifica i rapporti Stato-Regioni, evita i ping-pong incomprensibili Camera-Senato, aumenta la partecipazione dei cittadini, abbassando il quorum al referendum, abolisce enti inutili. Se invece le cose vi vanno bene così come sono, votate pure no: Entriamo nel merito e chiediamo agli italiani se vogliono cambiare o se preferiscono che tutto resti immobile”, rimarca. Non senza di- menticare che, nella sua battaglia per il ‘Sì’ deve puntare a convincere anche la classe media, che potrebbe fare da ago della bilancia al risultato elettorale. Sembrano così non a caso le sue parole, pure oggi al summit del G20, quando ha insistito sulla necessità che le riforme, a cominciare da quelle economiche, si “calino nella realtà quotidiana delle persone”. Perchè c’è una “crescente sensazione di sfiducia da parte dei cittadini, in particolare delle classi medie”: strategie “senza inclusione, che non plachino le paure della classe media, vanno bene per i convegni, non per la vita di tutti i giorni”. “Tra un po’ ripartiamo - ha salutato, insieme al ministro Pier Carlo Padoan, i cronisti ad Hangzhou - così da domani mat- tina siamo già operativi a Palazzo Chigi.”. Per riaprire la ‘Sala Verde’, quella del confronto con le parti, su ‘Casa Italia’ e la ricostruzione post-sima. Ma anche e soprattutto per entrare nel vivo nella campagna referendaria.


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