Renzi spinge il Sì all’estero


REFERENDUM/LETTERA A 4 MILIONI DI CONNAZIONALI. IL FRONTE DEL NO SI INFURIA


ROMA. Matteo Renzi prende carta e penna per promuovere il sì al referendum per rendere “l’Italia più forte” e per non tornare “ad essere quelli di cui si sghignazza all’estero”. Un’iniziativa sotto le insegne del comitato ‘Basta un Sì’ che scatena la protesta dei comitati del No che chiedono un incontro con il capo dello Stato Sergio Mattarella e con il ministro Paolo Gentiloni denunciando “gravi violazioni sulla corretta gestione dei dati anagrafici e sulla parità di condizioni tra schieramenti”. Polemica “infondata” per il Pd che cita il regolamento con cui l’Authority per la Privacy, guidata da Antonello Soro, autorizza l’uso degli elenchi degli italiani all’estero. Nella brochure, inviata ai residenti al- l’estero che avranno tempo di votare fino all’1 dicembre, il premier rivendica il merito di aver realizzato una riforma che “per decenni tutti hanno promesso” e ne elenca i vantaggi “senza - chiarisce - toccare i poteri del presidente del Consiglio nè alcuno dei ‘pesi e contrappesi’ che garantiscono l’equilibrio tra i poteri dello Stato”. La scelta del 4 dicembre è per il premier “un bivio” tra il ritorno ad un’Italietta ed un paese “credibile e prestigioso”. Ma a scatenare la reazione dei sostenitori del No non è il merito della lettera, inviata a spese del Pd, chiariscono i dem, ma la spedizione a “4 milioni di italiani all’estero - denuncia Paolo Romani - usando metodi e mezzi discutibili”. Un’iniziativa, attacca Renato Brunetta, di “una gravità inaudita e senza precedenti, robada Procura della Repubblica e da reato ministeriale” mentre Beppe Grillo lancia la contro iniziativa invitando a “distruggere la lettera di #SpamPd agli italiani all’estero”. La denuncia dei sostenitori del No, oltre che di “rischio brogli”, è che Renzi abbia usato la carica di premier per ottenere i dati degli italiani all’estero per l'iniziativadel Pd. Nessuna illegalità, chiarisce il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, e a seguire tutti i dem, citando il regolamento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26/3/2014 nel quale l’Authority della Privacy autorizza i partiti ad utilizzare gli elenchi pubblici “per finalità di propaganda elettorale e connessa comunicazione politica in occasione di consultazioni politiche, amministrative o referendarie, di iniziative per selezione di candidati (“primarie”)”. “Come al solito - contrattacca Emanuele Fiano - l’ossessione di attaccare Renzi gioca un brutto scherzo ai vari Brunetta, Quagliariello, Fico e compagnia cantante. Bastava infatti conoscere le regole per rendersi conto che la lettera del Pd agli italiani residenti all’estero è un’iniziativa del tutto legittima”. Uno scontro che alza ancor più, se possibile, i toni della campagna referen- daria. I sondaggi, ormai presi con le pinze dopo il flop negli Usa, continuano a dare in vantaggio il fronte del No anche se gli indecisi sono ancora molti e alla lista si aggiunge anche il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, che “si sta informando”. Ma c’è già chi si proietta sugli scenari post-referendum con il centrodestra diviso tra Matteo Salvini, che chiede in caso di vittoria del no il ritorno alle urne, e Fi che vuole prima la riforma della legge elettorale. Sulla linea del voto anche M5S che, alla luce della richiesta della Procura di Roma di una condanna di 4 anni a Denis Verdini per la P3, mette in guardia da “chi ha riscritto la Costituzione e sul quale Renzi poggia il proprio governo”


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