Ribelli bruciano bus di sciiti


SLITTA IL VOTO ALL’ONU, IN BILICO L’ACCORDO SU ALEPPO. MA CE N’È UNO SUGLI OSSERVATORI


ROMA. Ieri è toccato agli sciiti dei villaggi di Fuaa e Kefraya, provincia di Idlib. I pullman che avrebbero dovuto portarli in salvo sono stati attaccati e bruciati dai ribelli antigovernativi e così altre centinaia, forse migliaia, di civili sono rimasti prigionieri della partita estenuante di tutti contro tutti che si gioca sull’evacuazione di Aleppo est. Ieri pomeriggio, la tv di Stato siriana ha annunciato la ripresa dello spostamento di gruppi di ribelli e delle loro famiglie sotto la supervisione della Croce Rossa internazionale e della Mezzaluna Rossa siriana dopo lo stop degli ultimi due giorni. Ma l’accordo su Aleppo, di cui lo sgombero degli abitanti di Fuaa e Kefraya è parte, sembra di nuovo a rischio. Nelle stesse ore, lontano dalle zone calde di questa guerra senza testimoni indipendenti, si gioca un’altra mano della partita. Al Palazzo di Vetro di New York è in corso un durissimo braccio di ferro tra Russia e occidentali. Mosca si avvia a mettere il veto alla risoluzione proposta dalla Francia e co-sponsorizzata dall’Italia che chiede a ban Ki-moon di “ridispiegare il personale umanitario delle Nazioni Unite già sul posto per effettuare un adeguato controllo, diretto e neutro, sull’evacuazione delle zone assediate di Aleppo”. In alternativa, Mosca ha fatto circolare una seconda bozza di risoluzione che domanda al segretario generale di “fornire disposizioni, in coor- dinamento con le parti interessate, per monitorare la condizione dei civili rimasti ad Aleppo”. Le “parti interessate” - ha spiegato all’Ap l’ambasciatore russo all’Onu Vitaly Churkin - includono il governo di Bashar al Assad. Il viaggio verso la salvezza degli abitanti di Fuaa e Kefraya era parte di un accordo raggiunto sabato. A ostacolare la ripresa dell’evacuazione di Aleppo est sembrava esserci, tra l’altro, la resistenza di milizie sciite fedeli all’Iran a lasciar continuare l’evacuazione se in cambio non fosse stato tolto l’assedio da parte delle forze ribelli della coalizione Jaish al Fatah, guidata da elementi fondamentalisti sunniti, alle due località. Poi l’annuncio dell’accordo da parte di un portavoce di Ahrar al Sham, un altro gruppo ribelle fondamentalista e la partenza, annunciata dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), di 29 autobus alla volta dei due villaggi sciiti. Ma ieri qualcosa non ha funzionato. Alcuni mezzi, secondo l’Osservatorio, hanno raggiunto i due villaggi. Di altri, non si sa di quanti, restano solo le carcasse fumanti. Secondo i media di stato siriani, “terroristi armati” hanno attaccato 5 autobus. Secondo al-Manar Tv, emittente delle milizie sciite libanesi di Hezbollah e al- Mayadin Tv, televisione filosiriana con base a Beirut, all’origine dell’incendio dei pullman ci sarebbero scontri tra diversi gruppi di jihadisti. Non si conosce con esattezza neppure il numero delle persone in attesa di essere evacuate da Fuaa e Kefraya: sono 4.000 secondo le milizie sciite, non più di 400 secondo Jaish al Fatah. Tante, ma nulla in confronto ai 40-50.000 civili (e 6.000 ribelli) intrappolati ad Aleppo est in condizioni al limite della sopravvivenza. Senza casa, costretti a dormire per strada con temperature che di notte scendono abbondantemente sotto zero e poco cibo. E’ il nuovo “Olocausto”, ha denuncia- to la giornalista arabo-israeliana Lucy Aharish sul Canale 2 della Tv d’Israele. Un denuncia che ha fatto il giro del web mentre “noi ce ne stiamo immobili” e “i bambini vengono massacrati” ogni ora.


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