Ricattati sul web: 16 persone arrestate



Spiavano utenti della rete per poi chiedere soldi in cambio del silenzio

NUORO. Studiavano nei minimi dettagli il profilo psicologico degli inserzionisti di noti siti commerciali e di incontri, servendosi dei loro profili social. Poi li ricattavano attraverso la voce di un finto poliziotto che millantava l'esistenza a carico della vittima di una querela, che non si sarebbe trasformata in reato se avessero pagato subito delle "pene pecuniarie" tramite bonifici. Molte delle persone truffate cadevano nella trappola dei pagamenti per non vedere infangare il proprio nome e non avere ripercussioni nella vita affettiva e sociale. Fino al suicidio di un giovane di Nuoro, avvenuto l'estate scorsa e di cui si è appreso solo ieri a conclusione delle indagini della Procura di Nuoro che hanno portato a 16 arresti e quattro denunce. La presunta associazione criminale che metteva in atto truffe ed estorsioni sul web tra il nord Italia e la Sardegna è stata sgominata ieri mattina dai carabinieri del comando provinciale di Nuoro e dai colleghi di Torino, Vercelli e Catania, che hanno eseguito le 16 ordinanze di custodia cautelare e un obbligo di dimora, oltre alle denunce. Provvedimenti emessi dal Gip del tribunale di Nuoro su richiesta del sostituto procuratore Giorgio Bocciarelli. L'inchiesta della Procura era partita proprio dopo il suicidio del giovane nuorese. I genitori della vittima si erano rivolti ai carabinieri per cercare di fare luce sulle ragioni che hanno portato il figlio, apparentemente senza problemi, a togliersi la vita. I militari hanno dato inizio alle indagini e in pochi mesi sono riusciti a raccogliere una serie di elementi sui social forum della vittima, scoprendo che tutto è partito dopo che aveva pubblicato alcuni annunci a sfondo sessuale in alcuni siti di incontri.

Il giovane era stato ricattato per questi annunci da un sedicente ispettore della Polizia postale che gli aveva chiesto il pagamento di contravvenzioni per inesistenti violazioni commesse dopo aver pubblicato gli stessi annunci. Circa 5mila euro la cifra pagata dall'uomo che però non ha retto alle pressioni e si è tolto la vita. A capo dell'associazione, secondo l'accusa, Simone Atzori, di origini sarde ma residente a Torino, che agiva insieme a Francesco Reina, 31enne pregiudicato di Catania anche lui residente a Torino. "L'associazione aveva un giro d'affari di circa mille euro al giorno per oltre 600 truffe documentate, di cui 45 riuscite. Le vittime venivano indotte a pagare cifre che andavano dai tremila fino ai cinquemila euro, ma nel caso di un imprenditore piemontese anche di 20 mila euro". Ad Atzori viene contestata l'associazione a delinquere e una serie di altri reati tra cui il "delitto di morte come conseguenza di altro reato". A carico di tutti gli indagati è stato disposto il sequestro di beni per 100 mila euro.


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