Rigopiano, botte a ex sindaco

TENSIONE IN TRIBUNALE: MAMMA DI UNA DELLE VITTIME AGGREDISCE PRIMO CITTADINO DI FARINDOLA



PESCARA. Sospesa e rinviata, a causa dell'aggressione ad uno dei 24 imputati, la seconda udienza preliminare sul disastro dell'Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara). Ieri mattina, dopo un'ora di udienza, nel corso della quale c'è stato soltanto il tempo per l'appello e per presentare altre cinque richieste di costituzione di parte civile (salite complessivamente a 115), il gup del tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, ha disposto una pausa per consentire lo svolgimento di un altro processo. Maria Perilli, madre di Stefano Feniello, una delle 29 vittime, ha incrociato al bar l'imputato Massimiliano Giancaterino, ex sindaco di Farindola, e lo ha preso a pugni. "È cleolpa tua - gli ha urlato - hai condannato a morte mio figlio". Le forze dell'ordine hanno identificato la donna e l'uomo è stato accompagnato in ospedale, dal quale è stato dimesso nel pomeriggio di ieri con una prognosi di 10 giorni per "trauma cranico non commotivo in policontuso da aggressione fisica". Perilli ha affermato di considerare responsabile l'ex sindaco "perché è stato lui a firmare i documenti per l'ampliamento dell'albergo, dando al resort la possibilità di restare aperto anche nella stagione invernale e non solo d'estate, e quindi firmando la condanna a morte di mio figlio". La donna ha anche riconosciuto di averlo "preso a pugni, dopo averlo visto prendere allegramente un caffè", ma ha aggiunto: "Non posso avergli fatto così male, da cadere per terra e mettersi ad urlare, visto che lui è il doppio di me". Giancaterino ha invece riferito di essere "stato riempito di botte" e ha annunciato che sporgerà querela. Al rientro in aula, il suo legale ha chiesto e ottenuto la sospensione dell'udienza, con rinvio al 25 ottobre, per legittimo impedimento, producendo anche un primo referto redatto dai sanitari del 118. La pubblica accusa, rappresentata dal procuratore capo Massimiliano Serpi, non si è opposta.

"Questo episodio dimostra che in un processo delicato e complicato come questo - ha detto Serpi in aula, rivolgendosi in particolare al pubblico e ai parenti delle vittime - deve esserci la consapevolezza che è indispensabile un clima di serenità affinché si possa procedere nei tempi più celeri possibili". Immediata, al termine dell'udienza, la condanna del Comitato vittime di Rigopiano. "Condanniamo l'aggressione perché il nostro Comitato ricerca la giustizia nelle aule di tribunale e non fuori - ha detto l'avvocato Niccolò Baldassare a nome del comitato -. La disperazione è comune a tutti i familiari delle vittime, ma non ci può essere giustificazione per questi gesti". Polemico, con il tribunale pescarese, l'avvocato Romolo Reboa, che assiste diversi familiari delle vittime. "Chi gestisce un tribunale dovrebbe sapere che far venire 29 famiglie delle vittime e una serie di imputati - ha detto il legale - per poi sospendere l'udienza e mandare tutti al bar per far svolgere un altro processo, è sicuramente un fatto che può creare instabilità".

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