“Rischio crisi costituzionale”



RUSSIAGATE/ALLARME DEI DEMOCRATICI, TRUMP TRASCINA IL PAESE NEL CAOS

NEW YORK. “L’America rischia di precipitare in una crisi istituzionale e costituzionale senza precedenti”. A Washington l’allarme lanciato dai democratici - e non solo - è chiaro. E si trasforma in un duro monito contro Donald Trump, accusato di trascinare il Paese nel caos pur di difendere i suoi interessi minacciati dal Russia gate. Se il presidente licenzierà l’inviso procuratore speciale Robert Mueller che coordina le indagini o il viceministro della giustizia Rod Rosenstein, da sempre nel mirino del tycoon, gli Usa si troveranno “in una crisi mai vista”, assicurano i vertici dem, che nelle ultime ore hanno mandato all’offensiva il senatore Dick Durbin, uno dei leader della minoranza in Congresso. Durbin avverte anche quei repubblicani che negli ultimi giorni stanno sostenendo a spada tratta il presidente nella speranza che questo possa portare ad un buon risultato in vista delle elezioni di metà mandato a novembre: “Se aiuteranno il presidente a porre fine alle indagini, di fatto diranno agli americani che oramai negli Stati Uniti c’è un uomo al di sopra della legge. E noi non lo permetteremo”. Intanto, nel pieno della bufera per il memo repubblicano contro l’Fbi, i democratici in Congresso sono pronti a una contromossa: un loro rapporto in cui punto per punto smontano le accuse al bureau investigativo. Il voto è previsto per domani alla commissione intelligence della Camera, e se il testo dovesse passare verrà inviato immediatamente sulla scrivania dello Studio Ovale, con Trump che a quel punto avrebbe cinque giorni di tempo per decidere se diffonderlo o meno. Dal canto suo, il presidente sembra oramai deciso ad andare fino in fondo nello scontro con tutti coloro che portano avanti le indagini sul Russiagate, investigatori e inquirenti, dando sempre più l’impressione di voler sfruttare il memo re- pubblicano per smantellare definitivamente ogni inchiesta sui presunti rapporti tra il suo entourage e il Cremlino. E sulle inter- ferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali. “L’Fbi è diventato uno strumento in mano ad attori politici anti-Trump. Questo è inaccettabile in una democrazia e dovrebbe allarmare tutti quelli che vogliono un Fbi che non sia di parte”, attacca il tycoon su Twitter citando il passaggio di un editoriale del Wall Street Journal di qualche giorno fa. “L’Fbi non è stato onesto col Congresso - scrive ancora Trump riferendosi sempre all’articolo sul Wsj - nascondendo molti dei fatti agli investigatori”. E a proposito del controverso memo in cui si accusa il bureau investigativo, scrive ancora che “le quattro pagine rese pubbliche venerdì riportano fatti inquietanti su come l’Fbi sembra essere stato usato per influenzare le elezioni del 2016 e il periodo successivo”. L’accusa principale del tyco- on è che gli investigatori non avvertirono chi di dovere che la campagna di Hillary Clinton stava finanziando un dossier contro di lui. L’Fbi si difende parlando di “indipendenza a rischio” e definendo “sbagliate” le accuse. Dello stesso avviso l’ex numero uno della Cia John Brennan. Intanto non mancano le critiche anche in campo repubblicano, con alcuni deputati e senatori che assicurano come il memo (sulla cui pubblicazione erano contrari) non scagioni affatto Trump (come invece ha twittato il presidente) e non avrà alcun impatto sulle indagini.


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