Roma, truffatori in carcere



FONDI PUBBLICI PER LE AZIENDE NELLE TASCHE DEI “COLLETTI BIANCHI”: OTTO ARRESTI

ROMA. Puntavano a una torta da cinque milioni di euro. Denaro che Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa del ministero dell’Economia, indirizza come finanziamento a start-up e aziende che puntano a crescere. Un gruppo criminale che voleva mettere le mani sul denaro pubblico è stato smantellato a Roma dagli uomini della Squadra mobile coordinati dalla Procura. In otto sono finiti agli arresti domiciliari. Nei loro confronti una accusa pesante: associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa aggravata per il conseguimento di finanziamenti pubblici. Tra loro anche un ex consigliere comunale, Ignazio Cozzoli, eletto nelle file della Lista Marchini poi passato al Gruppo misto, e decaduto nel marzo scorso dopo il riconteggio delle schede che ha assegnato il seggio al Pd. Un sistema ben strutturato in cui tutti avevano un ruolo operativo ben delineato. Oltre all’ex consigliere arrestati anche Emanuele Rigantè, Massimiliano Portaleone, Filippo Marullo, l’avvocato Francesco Capoccia, Silvia Pronti, il dipendente di Invitalia, Luigi Napoli e Riccardo Solfanelli, già capo di gabinetto dell’ex vicesindaco nella giuntaAlemanno, Sveva Belviso. A tirare le fila c’era Cozzoli che poteva contare sull’apporto fondamentale di Napoli, vero e proprio punto di riferimento dell’organizzazione all’interno di Invitalia, che ieri è stata perquisita dalle forze dell’ordine. Grazie alle sue “dritte” il gruppo criminale otteneva in tempo reale tutte le informazioni e i documenti necessari ad aggiudicarsi i finanziamenti per almeno 11 progetti. Notizie sensibili sui bandi, ben prima che venissero pubblicati ma anche soffiate sulle domande che sarebbero state fatte agli aspiranti imprenditori durante i colloqui con l’amministrazione pubblica. In cambio il funzionario pubblico avrebbe ricevuto 70 mila euro ma l’intervento degli inquirenti ha bloccato sul nascere l’attività illecita.

Invitalia, dal canto suo, si dichiara parte lesa in questa vicenda. “Invitalia - spiega la nota - ha già avviato le necessarie verifiche di audit interne, nonché provveduto alla sospensione del rapporto di lavoro e della retribuzione dell’impiegato oggetto del procedimento penale”. In base a quanto scoperto dagli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, l’organizzazione metteva a punto progetti fittizi da presentare con l’aiuto di prestanome che venivano indottrinati per partecipare alla gara e ottenere i finanziamenti. Nulla era lasciato al caso: se il progetto prevedeva che a capo della società ci fosse una donna “under 35”, il gruppo faceva in modo da “selezionare” una candidata con quelle caratteristiche da istruire per i vari colloqui. Una volta ottenuto il denaro, l’organizzazione garantiva il cinque per cento del valore del finanziamento ad ognuno degli associati. Dalle carte emerge la figura di Cozzoli che viene definito nell’ordinanza di arresto “promotore e organizzatore del gruppo criminale, utilizzando le conoscenze istituzionali e le relazioni politiche” per mettere “in contatto i sodali” e “individuare persone esperte nel campo dei finanziamenti pubblici”. L’ex consigliere comunale cercava un “consenso elettorale tra coloro che hanno ottenuto illecitamente le erogazioni da Invitalia”.


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