Ruby ter, stop al processo


IL PM DOVRÀ RIFORMULARE I CAPI D’IMPUTAZIONE. AL CENTRO DEL RINVIO,UN GRATTACIELO MILANESE


TORINO. La Torre Velasca fa saltare il troncone del processo Ruby ter che si celebra a Torino. Il gup Francesca Christillin, che ieri avrebbe dovuto pronunciarsi sul rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi, ha restituito le carte alla procura: il pm Laura Longo - secondo quanto si ricava da una prima lettura dell'ordinanza - dovrà riscrivere il suo atto d'accusa precisando meglio cosa c'entra quel grattacielo di Milano.

E l'udienza preliminare, dopo mesi di rinvii, si chiude con un nulla di fatto. Berlusconi, 82 anni, è imputato di corruzione in atti giudiziari insieme a Roberta Bonasia, trentaquattrenne ex infermiera di Nichelino (Torino), la quale, in cambio di circa 80 mila euro, avrebbe testimoniato il falso in tribunale, a Milano, su quanto avveniva durante le 'cene eleganti' di Arcore: niente statue con il pene sproporzionato, niente ragazze che improvvisavano spettacoli erotici.

La causa si celebra a Torino dopo lo spacchettamento del fascicoloperragionidicompetenza territoriale: l'ultimo assegno fu incassato nel capoluogo piemontese. La difesa, su questo punto, ha dato battaglia: "Si tratta di un assegno circolare - spiega l'avvocato Federico Cecconi - e il reato, per costante giurisprudenza, si considera compiuto nel luogo di emissione". Il giudice Christillin ha ordinato alla procura di concentrarsi sulla Torre Velasca.

E in particolare all'appartamento al 22/o piano di cui la Bonasia, per un certo periodo, ottenne il comodato gratuito. L'immobile venne preso in affitto (con canone versato formalmente da un "uomo di fiducia" di Berlusconi) nel 2008. Ma Roberta conobbe il premier solo nel 2010. E la locazione terminò il 2 febbraio 2016. Per la pm Longo la circostanza non è essenziale, tanto che nel capo d'accusa iniziale non aveva nemmeno citato la Torre Velasca. La giudice invece è di parere diverso: bisogna indicare le date con la massima precisione possibile. Questo potrebbe comportare persino il ritorno del processo a Milano.

"In ogni caso - dice l'avvocato Cecconi - questo processo nasce morto. Nelle carte ci sono tutti gli elementi per arrivare subito a una sentenza di non luogo a procedere". I regali alla Bonasia, secondo le difese, furono una sorta di risarcimento per le sofferenze patite per via del clamore che si scatenò attorno alla vicenda. Non è un mistero, del resto, che Berlusconi sia sempre stato generoso con i suoi amici e i suoi collaboratori. L'avvocato Stefano Tizzani ha giocato una carta in più, citando una causa di non punibilità prevista da un articolo del codice: anche ammesso che abbia mentito davanti ai giudici, Roberta lo ha fatto per proteggere il proprio onore.


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