Sì o No, l’Italia non cambia


INTERVISTA AL VICE PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI SIMONE BALDELLI


NEW YORK. Abbiamo incontrato l’on. Simone Baldelli, vice presidente della Camera dei deputati, giunto a New York, in questi giorni, per partecipare alle celebrazioni del Columbus Day ma anche in un momento molto particola- re per il nostro Paese in cui anche gli italiani residenti all’estero sono chiamati a votare per il referendum sulla riforma della Costituzione. L’on. Baldelli, 44 anni, è depu- tato dal 2006, è stato leader del movimento giovanile di Forza Italia, scrive libri, è giornalista e vignettista satiri- co; attualmente insegna Diritto parlamentare all’Univer- sità telematica “La Sapienza” di Roma.

D: Cosa significa per lei essere qui a New York come deputato italiano e vice presidente della Camera in occa- sione delle celebrazioni del Columbus Day?

R: In occasione del prossimo referendum tutti gli ita- liani, compresi i nostri connazionali che vivono all’este- ro, saranno chiamati alle urne per esprimere il loro voto sulla riforma costituzionale in Italia. Al di là delle opinioni legittime di ciascuno di noi, chi in qualche modo rappre- senta il Paese dovrebbe dare, nei contesti internazionali, un messaggio rassicurante sull’Italia, qualunque esito abbia il referendum. L’Italia è un Paese solido e il referen- dum non ha conseguenze sul nostro sistema economico. Insomma, nulla a che vedere con Brexit. Se poi devo espri- mere la mia posizione politica, sono convinto che questa sia un’occasione politica per dire NO ad un modo sba- gliato di affrontare le riforme istituzionali a colpi di mag- gioranza, come invece ha fatto il nostro presidente del

di Mariangela Petruzzelli

li e continui cortocircuiti istituzionali.

D: Secondo Lei gli italiani che votano all’estero sono stati ben informati sulla scelta del referendum prossi-

moR? : Il rischio è che agli italiani all’estero giunga solo la voce del presidente del Consiglio Renzi, che ha scom- messo sul suo futuro politico personale sul SÌ, che ha la visibilità di un ruolo che non ha ottenuto attraverso il consenso popolare, e che esercita molto potere sulla tv pubblica e sui media. L’eventuale insuccesso di Renzi al referendum non sarà certo l’insuccesso dell’Italia. Se vince il NO, il sistema Italia non avrà alcuna crisi di fiducia sui mercati. Manterremmo in vigore la Costituzione attuale, che fu scritta dai nostri padri costituenti. E le riforme si faranno quando si realizzerà un clima più collaborativo e favorevole. Ricordo, infatti, che tutte le opposizioni e anche un pezzo importante del partito del Premier Renzi sono contrari a questa riforma. Si devono dire le cose chiaramente come stanno anche agli italiani che votano all’estero. Forse ai nostri concittadini che vivono in Ame- rica interessa, ad esempio, sapere anche che con questa riforma i senatori eletti all’estero, introdotti ai tempi del governo Berlusconi, verranno cancellati e sostituiti con consiglieri regionali e sindaci italiani non eletti dal popo- lo alla carica di membri del Senato.

D: Oltre al referendum, qual è, secondo Lei, la rifor- ma più urgente di cui ha bisogno l’Italia in questo mo- mento? E cosa, secondo Lei, l’Italia deve imparare dal sistema governativo statunitense?

R: Secondo me è prioritario, in un Paese come l’Italia, il tema di una grande riforma fiscale che la maggioranza non ha la capacità di realizzare. Se, da un lato, si deve garantire un welfare a chi ne ha davvero bisogno, dall’al- tra parte si deve poter alleggerire la pressione fiscale su famiglie, cittadini e imprese facendo in modo che le tasse vengano percepite come eque, giuste e facili da pagare. Vi è la necessità di riscrivere un patto sociale che parta dal fisco. La grande lezione americana è NO TAXATION WITHOUT REPRESENTATION: noi in Italia abbiamo già da anni un problema serio di REPRESENTATION, visto che non scegliamo nemmeno i governi. Per risolverlo è necessario non solo tutelare il funzionamento del Parla- mento votando NO al referendum ma affrontare anche il problema della riforma della TAXATION. Solo così po- tremo garantire agli italiani e anche ai nostri connazionali all’estero di poter continuare ad avere fiducia nel futuro di un Paese che ha saputo portare nel mondo la sua ec- cellenza di qualità, creatività, intelligenza e “Made in Italy”.


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