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Sala si riprende l’onore


EXPO/SINDACO PROSCIOLTO DALLE ACCUSE DI ABUSO D’UFFICIO. LUI: RISTABILITA VERITÀ


MILANO. Un altro colpo di scena è arrivato nella travagliata inchiesta sul maxi appalto della Piastra dei Servizi di Expo che la Procura generale, a fine 2016, avocò sfilandola di mano alla Procura che ne chiedeva l'archiviazione ritenendola inerte, e iscrivendo nel registro degli indagati Giuseppe Sala.

Il sindaco di Milano, ex ad per l'Esposizione Universale, infatti, è stato prosciolto dal gup dalla contestazione di abuso d'ufficio, anche questa passata per riletture degli atti e varie modifiche dell'imputazione. Giudice che ha ritenuto gli elementi, portati dai sostituti pg guidati da Roberto Alfonso, nemmeno sufficienti per sostenere l'accusa in un processo.

A carico dell'ex commissario unico di Expo resta, dunque, solo l'imputazione di falso (per la quale è già a processo, avendo scelto il rito immediato, con udienza fissata al 15 maggio) per la presunta retrodatazione di due verbali della commissione giudicatrice dell'appalto.

"Ho sentito il sindaco, è contento, è stata ristabilita la verità storica anche su come è andato Expo, che è stato un grande successo per l'Italia", ha commentato l'avvocato Salvatore Scuto, assieme all'altro legale Stefano Nespor, subito dopo il verdetto di "non luogo a procedere perché il fatto non sussiste" del gup Giovanna Campanile, che depositerà le motivazioni tra 60 giorni.

L'ex ad Expo rispondeva con l'ex manager Angelo Paris (anche lui, difeso da Luca Troyer, prosciolto da questa imputazione) di abuso d'ufficio per l'assegnazione diretta, senza gara, alla Mantovani spa di una fornitura di 6mila alberi ed arbusti, parte del capitolo del 'verde' dell'appalto. Un affidamento che - era la tesi dei sostituti pg Vincenzo Calia e Massimo Gaballo - avrebbe causato un danno grave a Expo 2015 spa e che sarebbe avvenuto violando una norma del Codice degli appalti e anche la normative europee.

Per l'accusa, l'affidamento diretto aveva riconosciuto alla Mantovani un importo di 4,3 milioni di euro, quando "invece l'effettivo valore" di quei lavori "era di gran lunga inferiore", tanto che il subappalto "all'Ati Zelari-Euroambiente aveva un costo inferiore a 1,7 milioni".

In questo modo, Sala e Paris, il 23 ottobre 2013, sosteneva la Procura generale, avrebbero procurato all'impresa "l'ingiusto vantaggio patrimoniale pari alla differenza tra i due importi".

Una ricostruzione, quella dei pg che avevano 'rivitalizzato' un'indagine finita al centro, nel 2014, dello scontro al vertice della Procura tra Bruti Liberati e Robledo, che non ha convinto il gup, nemmeno sulla necessità di un processo. La difesa, invece, aveva spiegato che l'ex 'numero uno' di Expo non violò la legge, che non c'era necessità di bandire una gara sulla fornitura, perché Sala da commissario straordinario era stato "autorizzato ad avvalersi di deroghe ad una

serie di disposizioni della normativa ordinaria".

E che non ci fu alcuna volontà da parte sua di procurare "un ingiusto vantaggio" alla Mantovani. E mentre il gup dovrà anche esprimersi sull'archiviazione della turbativa d'asta, prima contestata al sindaco e poi 'ritirata' dai pg, la difesa è convinta che il proscioglimento penale possa aver effetti anche sugli accertamenti della Procura della Corte dei Conti su un presunto danno erariale sul capitolo 'alberi'.

Intanto, sempre su decisione del gup, per Paris (per l'accusa di falso in concorso con Sala) e per l'ex dg Ilspa Antonio Rognoni (turbativa d'asta) il 7 giugno si aprirà il processo a Milano, che dovrebbe essere riunito a quello del sindaco. Mentre la tranche principale per corruzione e turbativa d'asta a carico di cinque imputati, tra cui la Mantovani e il consorzio Coveco, è stata mandata a Como con processo fissato per l'11 ottobre.


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