Salvini gela l’accordo Italia-Cina

LEGA/SCONTRO INEVITABILE CON IL M5S PROMOTORE DEL MEMORANDUM

di Michele Esposito


ROMA. Neppure al momento della cerimonia ufficiale, a Villa Madama, il Memorandum per la Via della Seta viene risparmiato dallo scontro permanente tra M5S e Lega. Nelle stesse ore in cui Luigi Di Maio, con al fianco il premier Giuseppe Conte, suggella l’intesa, Matteo Salvini conferma la strategia di questi ultimi giorni, quella di spingere sull’acceleratore insinuando il seme della polemica con il M5S su più fronti. “Non mi si dica che la Cina è un Paese con il libero mercato”, è la stoccata del vicepremier leghista sull’accordo. E, con il capo politico del M5S, lo scontro è inevitabile. Di Maio, nel punto stampa allestito nel cortile di Villa Madama con tanto di bandiere cinese, italiana ed europea alle spalle, risponde con una frecciata provocatoria. “Salvini ha diritto di parlare, io ho il dovere di fare i fatti, e i fatti sono la firma di accordi per 2,5 miliardi”, afferma il leader M5s provando così a uscire dal “cul de sac” di un Movimento definito il partito del “No” dalle opposizioni e anche, non sempre sotterraneamente, dalla Lega. Sul fronte cinese, come su quello Tav, Di Maio può contare sulla sponda di Conte. Il premier, ad accordo firmato, torna a diradare i dubbi sui rischi alla sicurezza nazionale mettendo bene in chiaro che, da parte di Pechino, non ci sarà alcuna colonizzazione. Il principio di reciprocità così come quello di trasparenza, sottolineano fonti di maggioranza, non è stato certo inserito in queste ore ma erano cardini del Memorandum già nelle settimane scorse. Messaggio, questo, che Conte lancia di fatto in due direzioni: quella europea e quella leghista. Anzi, nel Movimento si sottolinea come, sul Memorandum, l’Italia abbia anticipato Francia e Germania, innescando la loro reazione. Più “elettorali” si presentano, invece, le ultime scintille tra Di Maio e Salvini. Il leader della Lega, nei giorni di Xi Jinping a Roma, sparisce dalla Capitale andando prima in Basilicata a chiudere la campa- gna elettorale e poi nella sua Milano. Ed è proprio alla Basilicata che Salvini punta per dare una nuova spallata al M5S in vista delle Europee. Secondo i sondaggi informali che circolano nel centrodestra l’arresto dell’ex presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito potrebbe avere qualche contraccolpo sui voti del M5S: il candidato di Di Maio, secondo questi sondaggi, in Basilicata rischierebbe così di arrivare terzo, dietro centrodestra e centrosinistra. Per ora, comunque, Salvini non ha alcuna intenzione di riprendere con l’alleato. Ma, dopo le Europee, se confermasse il suo trend, la Lega potrebbe in qualche modo presentare il conto al Movimento. Con ancora aperta, peraltro, la questione Tav sulla quale ieri si sono prodotte nuove tensioni tra Francia e Italia. Conte, nelle prossime settimane è chiamato a trovare una soluzione - che potrebbe essere un riequilibrio dei finanziamenti tra Italia, Francia e Ue - per evitare che sulla Torino-Lione i gialloverdi tornino a sbattere. E oggi la Lega si smarca anche dai Sì Tav che manifesteranno il 6 aprile in Piemonte. “Con i bandi il problema è risolto, la manifestazione mi sembra un’occasione per far fare un comizio a Chiamparino”, sottolinea il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Il Piemonte è terra di contenziosi anche tra Lega e FI. Sull’intesa sul candidato del centrodestra per le amministrative piemontesi è infatti molto probabile che influiscano i numeri che separeranno Lega e FI nel voto lucano. “Il candidato lo decidono Salvini e Berlusconi, lo faranno dopo la Basilicata”, spiega Molinari ribadendo una incertezza che, fino a due settimane fa, sembrava invece non esserci visto che gli azzurri consideravano la questione chiusa e blindata con il candidato forzista Alberto Cirio.

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