Schiaffo della Fed a Donald

WALL STREET/IL PRESIDENTE DELLA BANCA CENTRALE ALZA I TASSI D’INTERESSE DI UN QUARTO DI PUNTO



NEW YORK. La Fed sfida Donald Trump e alza i tassi di interesse di un quarto di punto, portando il costo del denaro in un forchetta fra il 2,25% e il 2,50%. Ri- vendendo al ribasso le stime di crescita per gli Stati Uniti nel 2019, la banca centrale segnala che i rialzi ‘’graduali’‘ proseguiranno ma più lentamente: il prossimo anno potrebbero essercene due e non i tre previsti in settembre.


Una retromarcia da 'colomba’ che non soddisfa Wall Street: i listini in modalità rally per gran parte della seduta frenano immediatamente e chiudono in negativo, con lo S&P 500 che scivola ai minimi degli ultimi 15 mesi, il Dow Jones che perde l'1,49% e il Nasdaq che accusa un calo del 2,17%. Gli investitori si attendevano una Fed più accomodante alla luce dei rischi e delle incertezze che si stanno materializzando. Ma sono rimasti delusi: la banca  centrale ha alzato i tassi usando però toni da colomba e per Wall Street non è stato abbastanza. La gelata è arrivata con l'ammissione di incertezza sull'andamento dei tassi e sul proseguire con il 'pilota automatico’ nella normalizzazione del bilancio.   Wall Street sperava in una Fed più 'empatica’, invece si è ritrovata con una banca centrale che andrà avanti con graduali strette. Il costo del denaro si attesterà intorno al 3,25% il prossimo anno grazie a due rialzi dei tassi, ovvero uno in meno rispetto alle stime di soli tre mesi fa. Una ritocco al ribasso legato a un atteso rallentamento della crescita, che nel 2019 dovrebbe attestarsi al +2,3% rispetto al +2,5% di settembre. Rivista al ribasso anche l'inflazione: l'anno prossimo dovrebbe arrivare all'1,9% e non al 2% precedentemente sti- mato. Invariate le stime sul tasso di disoccupazione, ferma al 3,5% alla fine del 2019. ‘’Vediamo guardando avanti un'attenuazione della crescita: l'indebolimento di quella globale è una delle ragioni alla   base della revisione al ribasso del pil del 2019'’ afferma il presidente della Fed, Jerome Powell, osservando comunque come i livelli di crescita mondiali restano ‘’salutari’‘ e come la banca centrale monitora i rischi come la Brexit ma anche le trattative fra l'Italia e l'Ue. La Brexit ‘’non dovrebbe avere importanti implicazioni per gli Stati Uniti’‘ ma c'è incertezza perchè è qualcosa che non è mai avvenuto, afferma. ‘’La politica monetaria non è su una strada pre-definita’‘ aggiunge Powell, osservando come l'andamento dell'inflazione consente alla Fed, guardando avanti, di essere ‘’paziente’‘ sul fronte dei tassi. Osservando come la volatilità dei mercati è ‘’aumentata’‘, Powell affronta l’‘elefante nella stanzà, ovvero gli attacchi del presidente americano. E lo fa secco: le considerazioni politiche non giocano alcun ruolo nella politica della Fed, che ‘’è indipendente’‘. Il rialzo, il quarto dall'inizio dell'anno, è stato deciso dalla Fed all'unanimità, grazie anche al contributo del governatore Michelle Bowman, alla sua prima riunione.


Nell'illustrare la sua decisione, la banca centrale spiega che i rischia all'outlook sono bilanciati, e assicura che ‘’continuerà a monitorare gli sviluppi economici e finanziari globali e a valutare i loro effetti sull'outlook economico’‘. La Fed dipinge un quadro roseo dell'attuale stato dell'economia americana: il mercato del lavoro continua a rafforzarsi, così come la crescita economista resta sostenuta, spinta dalle spese delle famiglie. Andando avanti però le incognite aumentano: ‘’c'è un elevato grado di incertezza’‘ su ulteriori aumenti. Molto dipenderà dalla politica di Washington, soprattutto quella commerciale alla quale potrebbe essere legato un nuovo capitolo dello scontro fra Trump e Powell. Potrebbero però giocare un ruolo anche le tensioni sui mercati se iniziassero, e sembra quello che Powell teme, ad aver un impatto sull'economia. La reazione di Wall Street alla decisione della Fed sembrerebbe segnalare ulteriore volatilità a breve.



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