Sciopera anche il Barça


CATALOGNA/LA GIUNTA DEL CLUB FERMA LE ATTIVITÀ DI TUTTI GLI SPORT


Messi e compagni avevano tentato di non giocare contro il Las Palmas nella Liga ottenendo solo di scen- dere in campo a porte chiuse, ieri la decisione di “incrociare le braccia” come dei lavoratori comuni.

Il giorno dopo il referendum per l’indipendenza della Catalogna tra le violenze e il caos, il Barcellona re- sta in prima linea nelle manifestazio- ni di protesta aderendo con tutti i suoi giocatori allo sciopero genera- le nella regione contro le azioni della polizia che hanno prodotto centina- ia di feriti e ingenti danni. Oggi, ha fatto sapere il club ieri, si fermano le attività della celebre società calcisti- ca catalana: chiusi gli uffici e niente allenamenti da parte delle squadre delle varie discipline, calcio compre- so. Anche se va detto che la mag- gior parte dei big del Barcellona sono a disposizione delle rispettive nazio- nali per le qualificazione ai Mondiali in Russia.

La decisione è stata presa dalla giunta direttiva societaria: “Domani tutto si fermerà”, è scritto in una nota diffusa dal club. Una presa di posi- zione forte quella del Barcellona che fa il paio con quella di non voler gio- care domenica in Liga nonostante le pressioni provenienti da Madrid da parte della federcalcio spagnola che hanno portato alla fine alla decisio- ne di chiudere il Camp Nou ai tifosi. “Da parte nostra ci saranno altre azioni per continuare a difendere la libertà della gente”, ha tuonato il presidente, Josep Bartomeu, dopo il consiglio direttivo del club, tornan- do sulla decisione del club di aderi- re, con le sue squadre di ogni sua disciplina (il Barca è una polisporti- va) allo sciopero di oggi in Catalo- gna. Una scelta, come quella di gio- care domenica a porte chiuse, presa dopo averne parlato con i diretti in- teressati: “Abbiamo chiamato Erne- sto Valverde - ha detto Bartomeu - e il capitano Andres Iniesta. Piqué, Iniesta, Mascherano, Messi, Bu- squets..., tutti hanno detto la loro. Di giocare a porte chiuse alla fine l’ho deciso io. È stato un modo di far conoscere al mondo cosa stava succedendo in Catalogna. Continue- remo ad essere ‘mes que un club’: che 154 Paesi vedano una partita e tutti si domandino perché lo stadio era vuoto è una cosa che può pro- vocarla solo il Barca”.

LA RABBIA DI PIQUE - “Quan- do in Spagna non si votava c’era il franchismo: io sono orgoglioso di essere catalano”, ha rincarato Ge- rard Piquè, difensore del Barcellona ma soprattutto grande simbolo ca-

talano, al termine del match di do- menica, parlando in lacrime. “Il Pp e il capo del governo Mariano Rajoy mentono, dicono che siamo una mi- noranza ma siamo milioni. In sette anni mai una forzatura, mai una vio- lenza. Ma quale sia il suo livello si vede, va in giro per il mondo e non sa neanche l’inglese...”.

“Quando c’e’ una consultazio- ne elettorale, si puo’ votare sì, si può votare no, si può lasciare scheda bianca. Ma si deve votare, è un di- ritto in democrazia e tutti dovremmo difenderlo”, ha detto Piquè. “Inve- ce oggi la Guardia Civil ha fatto quel che ha fatto per impedirlo: io sono e mi sento oggi più che mai catalano e ne sono orgoglioso”, ha aggiunto Piquè prima di lanciare un messag-

gio alla Federazione (RFEF): “Se pensa che io sia un problema, farò un passo indietro in vista del Mon- diale”.

Non era stato da meno il prepar- tita, con notizie che si sono susse- guite e smentite l’un l’altra. Di fatto, il Barca è sceso in campo al fianco “del diritto democratico dei cittadini catalani” ad esprimersi col voto. E con una maglia a strisce gialle e ros- se, quella che rappresenta la ban- diera catalana, ma solo per il riscal- damento. I giocatori, da Suarez a Messi, a avevano già chiesto di gio- care. “Non potevamo subire una penalizzazione di punti: abbiamo gio- cato a porte chiuse non per motivi di sicurezza, ma come segno di pro- testa”.


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