Sconforto e angoscia dei parenti al Gemelli di Roma



ROMA. “No, anche lui è morto? Lo hanno tirato fuori assieme alla madre...”. Attaccati alle prese di corrente della sala d’attesa del pronto soccorso del “Gemelli” di Roma i telefonini squillano. In continuazione. Passa attraverso le reti sovraccariche dei cellulari il filo diretto tra Roma e il Reatino, tra la Capitale e l’area di Accumoli e Amatrice, devastata dal terremoto martedì notte. Una famiglia attende notizie della nonna, Fernanda Micozzi, 87 anni, arrivata un paio d’ore fa in eliambulanza con un trauma alla testa. L’anziana vive a Roma, ma d’estate torna al paese,Amatrice, per godersi fresco e aria. “Casa sua è semidistrutta - raccontano il figlio e la nipote, anche loro romani - gli stava crollando casa addosso ma è riuscita a uscire con le sue gambe”. Poi il volo verso Roma, e ora è al pronto soccorso del Gemelli: “E’ vigile - spiegano i parenti che sono riusciti a parlarle - ha dei punti sulla testa, forse le hanno fatto una trasfusione”. “E’ un po’ confusa - aggiunge ancora il figlio - si è stupita della modernità dell’ospedale, pensava di essere ad Amatrice... siamo a Roma, le ho detto. Ora la terranno almeno 24 ore in osservazione”. La notizia l’hanno avuta da un’altra parente,anche lei con una casa nella frazione di Villa San Lorenzo, a 7 km dal centro di Amatrice. “C’è il terremoto, crolla tutto”, la telefonata arrivata di notte. La nonna la stanno portando a Roma. La casa dell’anziana non era particolarmente vecchia, “avrà circa 35 anni... ma le costruiscono tutte attaccate, se ne cade una cadono tutte”. Dopo il sisma che anni fa mise in ginocchio l’Aquila molte abitazioni erano anche state rinforzate, ma in quella zona la terra trema, i vecchi lo sanno bene. Ai tempi della guerra c’era una antica chiesa a Villa San Lorenzo - lo riportano anche i siti internet che fu danneggiata in modo irreparabile proprio da una scossa, e nei primi anni Cinquanta fu abbattuta e ricostruita. Arrivano due uomini, cercano una bambina di 18 mesi, loro parente. I genitori della piccola sono all’ospedale di Rieti, e loro sanno solo che la bimba è arrivata a Roma in elicottero, ma non sanno in quale ospedale. Chiedono a tutti, sono nervosi e allontanano i cronisti. Ci sono anche parenti di feriti “estranei” al terremoto, ma che hanno visto dalle prime ore del mattinoilviavaidiambulanzeevelivoli:tantiibambini, chiedevano acqua, chiedevano della mamma. Una infermiera della Croce Rossa esce dal pronto soccorso, esausta, con i guanti di lattice ancora addosso: “Ne sono arrivati tantissimi, tanto lavoro”, ha il tempo di dire prima di andar via. Un cellulare squilla ancora: “E’ morto anche lui... e la casa di Daniela non c’è più”. Conoscenti, persone che in anni di frequentazione erano diventati volti cari, consueti. Inghiottiti dalle macerie. Notizie che arrivano frammentarie, il timore che il bilancio delle vittime peggiorerà. “Stanno scavando... ma non si sa cosa troveranno”, gli aggiornamenti che arrivano al Gemelli, via telefono, dai paesi in ginocchio.


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