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“Serve la tassa sulla casa”

ECONOMIA/TIMORI DELL’FMI PER LO SPREAD ITALIANO, LA SOLUZIONE È FISCALE

di Serena Di Ronza


WASHINGTON. Il balzo degli spread italiani ha riacceso i timori sullo stretto legame fra il debito sovrano e banche in Europa, tornando ad agitare lo spettro della crisi del 2011-2012. Da qui l'invito del Fondo Monetario Internazionale all'Italia - e ai paesi in situazioni simili - a ridurre il debito, soprattutto a fronte di spread elevati che pesano sulla crescita e sulle prospettive delle banche, che hanno in portafoglio un ammontare consistente di titoli di stato. Nella ricetta che il Fmi offre anche all'Italia c'è anche la possibile introduzione di una "moderna tassa di proprietà" sulla casa: un'imposta che andrebbe a colpire la ricchezza, distribuita in modo più iniquo rispetto ai redditi. Un'ipotesi che Confedilizia boccia secca: "Se queste sono intuizioni..". In linea con le altre economie avanzate, anche la politica di bilancio italiana nel 2019 subirà un ulteriore allentamento: il Fondo lo stima in un terzo di punto percentuale di pil per finanziare l'aumento della spesa per il nuovo programma di reddito e il parziale rovesciamento delle passate riforme delle pensioni. "Salvaguardare la sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici richiede un ampio set di misure, incluse quelle per bilanciare le implicazioni del rilassamento delle norme sul pensionamento anticipato in Italia" osserva il Fmi che, in via generale, bolla come "pericolosa" l'emissione eccessiva di debito da parte dei governi. Lo stretto rapporto debito sovrano-banche in Europa non fa suonare per ora campanelli di allarme ma preoccupa il Fondo nonostante gli importanti progressi realizzati dagli istituti di credito negli ultimi anni. In alcuni paesi europei - fra i quali Italia e Spagna - le banche hanno un portafoglio di titoli di stato "relativamente ampio rispetto agli asset" e questo le rende più vulnerabili a possibili shock sovrani. Secondo il Fondo, infatti, a fronte di un improvviso aumento dei rendimenti sovrani, le banche in Italia, Portogallo e Spagna registrerebbero perdite significative. Ma lo stretto legame debito-sovrano banche non è l'unico rischio per la stabilità finanziaria. C'è anche l'elevato debito delle aziende nei tre quarti dell'economia mondiale che minaccia di amplificare un possibile rallentamento economico. ' 'I rischi alla stabilità finanziaria nel medio termine restano elevati'' mette in evi- denza il Fondo, osservando come le autorità si trovano di fronte al "dilemma" di stimolare la crescita che rallenta senza creare ulteriori rischi finanziari. Il faro è soprattutto sulle banche centrali che, con le loro politiche monetarie di tassi bassi, rischiano di innescare una crisi finanziaria. "Se le condizioni finanziarie restano facili troppo a lungo, le vulnerabilità" del sistema finanziario "continueranno ad aumentare, e le chance" di un calo della crescita economica saranno "maggiori" mette in guardia Tobias Adrian, responsabile del Dipartimento del Mercato dei Capitali del Fmi. Insomma per la politica e le banche centrali si tratta di centrare un equilibrio difficile da raggiungere evitando circoli viziosi che in passato hanno scosso l'economia reale, come la crisi del debito europea.

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