Sfogo di Trump su Fox

“DURA LA VIA DELLA CORTE SUPREMA”. E BIDEN VUOLE FERMARE IL MURO



di Ugo Caltagirone

WASHINGTON. “Spero ci sia ancora una strada per la vittoria, ma è dura arrivare davanti alla Corte Suprema”. Lo sfogo di Donald Trump va in onda di domenica mattina sull’amata-odiata Fox News, nella prima intervista dalle elezioni. Intervista trasformatasi fin dalle prime battute in un vero e proprio comizio telefonico - da Camp David dove il presidente è con la famiglia - durato circa un’ora, con la conduttrice Maria Bartiromo finita inevitabilmente nella bufera sui social. “E’ stato un colloquio di lavoro per una sua assunzione a Newsmax”, ha ironizzato su Twitter l’ex portavoce del presidente Bill Clinton, riferendosi alla rete televisiva conservatrice che Trump vorrebbe acquistare per fare la concorrenza proprio a Fox. E in molti fanno anche notare che in quell’ora non si è mai parlato della pandemia proprio nel giorno in cui gli Stati Uniti registrano il raddoppio dei casi a novembre, a ben 4 milioni di nuovi contagi. Quest’ultimo, pur ribadendo la sua assoluta indisponibilità a concedere la vittoria a Joe Biden, per la prima volta è sembrato ammettere che l’offensiva legale scatenata nel tentativo di ribaltare l’esito del voto è destinata a fallire. Del resto l’ultimo schiaffo è arrivato dalla Corte Suprema della Pennsylvania che ha respinto l’ennesima ri- chiesta dei repubblicani, quella di bloccare la certificazione dei risultati. Così il presidente uscente degli Stati Uniti se l’è presa con i giudici. “Queste elezioni sono state le più truccate di sempre, una frode assoluta contro il popolo americano”, ha ribadito, “ma non ci permettono di mostrare le prove, dicono al presidente degli Stati Uniti che non ne ha la possibilità. Ma che razza di sistema giudiziario abbiamo?”. “Io vorrei avanzare un’unica grande causa con le prove incredibili e le centinaia e centinaia di dichiarazioni giurate che abbiamo raccolto - ha aggiunto - ma non ce lo permettono”. Grande frustrazione, dunque, da parte del presidente uscente. Ma questo non vuol dire che nei prossimi giorni non ci saranno ulteriori tentativi da parte della campagna di Trump: “Ma dobbiamo muoverci molto velocemente”, ha insistito, ben sapendo che il 14 dicembre, data in cui il collegio dei grandi elettori ufficializzerà la vittoria di Biden, si avvicina. Se dovesse andare così, Trump ha già spiegato che lascerà la Casa Bianca, anche se la sua battaglia è destinata a continuare. Di fatto, per molti osservatori, è proprio da qui che partirà la campagna elettorale per la possibile ricandidatura nel 2024. Ma prima per Trump e i repubblicani c’è da portare a casa i ballottaggi per i due seggi che restano ancora da assegnare al Senato. Per i democratici, se dovessero vincere, si tratta di un voto decisivo per assicurarsi il controllo dell’intero Congresso. Non è un caso se Trump sabato prossimo sarà proprio in Georgia, la roccaforte conservatrice che però quest’anno lo ha tradito, facendo compiere a Biden un’impresa che nemmeno a Barack Obama era riuscita. Il presidente eletto intanto nelle prossime ore riceverà il primo briefing ufficiale sulla sicurezza e lavora per mettere a punto squadra di governo e agenda dei primi cento giorni alla Casa Bianca. Cento giorno in cui Biden comincerà a rottamare anche la stretta sull’immigrazione operata da Trump con oltre 400 decreti. Tra i primissimi atti di Biden, spiegano dal suo transition team, lo stop alla costruzione del muro col Messico e l’abolizione del ‘travel ban’ da alcuni Paesi musulmani. Ma si pensa anche al blocco dei rimpatri forzati per almeno cento giorni e all’istituzione di una task force per riunire le famiglie di immigrati. Insieme al segretario per l’Homeland Security Alejandro Mayorkas, il primo ispanico a ricoprire quel ruolo, Biden invierà al Congresso una legge che indichi un percorso di cittadinanza per 11 milioni di immigrati irregolari e un provvedimento per rafforzare il programma per i Dreamer.

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