Sinodo nel segno dei migranti



CITTÀ DEL VATICANO/LA CHIESA SI SCHIERA UNITA: SONO ESSERI UMANI, NON BESTIE

CITTÀ DEL VATICANO. Il 'grido’ dei migranti entra anche nell'Aula del Sinodo sui giovani, in corso in Vaticano con la fase dei "circoli minori". E se ne fa interprete il presule di una terra insanguinata da anni dalla guerra civile, il cardinale arcivescovo della capitale centrafricana Bangui, Dieudonné Nzapalainga. "Le migrazioni non esistono da ora, già ai tempi di Abramo c'erano le migrazioni. Ma ora, per molti, alle spalle c'è una scelta di sopravvivenza. Nei nostri Paesi molti giovani si chiedono: se resto muoio, se parto muoio, cosa scelgo? Spesso si tratta anche di un salto nel nulla. Ma quelli che partono hanno sempre le loro ragioni: e la Chiesa deve accompagnarli, sono esseri umani, non bestie", spiega Nzapalainga, animandosi particolarmente nel rispondere, durante il briefing sui lavori sinodali, alla domanda se nell'assemblea si sia trattata la questione dei migranti. Il "A volte essi vengono respinti come bestie - in- siste il porporato africano -. Oppure vengono accolti solo se servono a qualcosa, se portano dei vantaggi. No, sono esseri umani, e vanno trattati come tali. Questa è la questione che abbiamo portato al Sinodo e che speriamo venga affrontata". Nei giorni scorsi, uno dei momenti di autentica commozione all'Assemblea sinodale, che raccoglie vescovi da tutto il mondo, si è avuto quando è stato ricordato che i migranti, anche quelli che muoiono lungo il loro viaggio di speranza, sono giovani. E come si concilia l'attenzione del Sinodo su questo problema col fatto che in Europa, e anche in Italia, l'atteggiamento verso chi arriva è sempre più di chiusura? Come guarda il Sinodo alla politica dei "porti chiusi"? "Il problema delle migrazioni è un problema complesso - risponde un altro padre sinodale, il cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione vaticana per l'Educazione cattolica -. Ci sono anche distinzioni da fare tra il modo in cui la Chiesa affronta la questione e il modo in cui lo fanno gli Stati. La Chiesa ha un ruolo di annuncio del Vangelo, e il Vangelo su questo punto è chiaro: 'ero straniero e mi avete accoltò. Per la Chiesa l'accoglienza è un valore irrinunciabile". "La testimonianza della Chiesa è evidente, è sotto gli occhi di tutti: i 'porti chiusì non sono della Chiesa, essa anzi ha aperto le sue porte", sottolinea. Versaldi ricorda però quanto testimoniato da un pastore della Chiesa africana, secondo cui "la Chiesa europea e occidentale fa bene a sviluppare il discorso dell'accoglienza, ma in Africa la Chiesa è impegnata a far sì che i giovani non partano, magari finendo nelle mani dei trafficanti di esseri umani. C'è chi spinge i giovani a emigrare, in modo che a livello locale non ci siano più generazioni per nuove classi dirigenti, e si favorica così un nuovo colonialismo. Non è in contraddizione, quindi, l'idea di una Chiesa che accoglie e quella che aiuta invece a non emigrare". Il capo-dicastero vaticano dice di apprezzare l'iniziativa del presidente Cei, card. Gualtiero Bassetti, di un incontro a novembre tra vescovi africani e vescovi italiani, diretto a far sì che "ci sia la libertà di non emigrare". "A molti giovani, in Africa - spiega ancora Versaldi - si infonde l'illusione che andando in Europa mi- glioreranno le loro condizioni di vita, che guadagneranno e manderanno i soldi alle famiglie, magari si 'regala’ loro anche il biglietto, ma poi, una volta nei Paesi di approdo, sono costretti a lavorare proprio per ripagare quel biglietto". "La missione della Chiesa è specifica e non è quella degli Stati - ribadisce il porporato - ed è importante che i giovani che vivono nel disagio abbiano la libertà di scegliere. Ed anche che si favorisca uno sviluppo dei Paesi poveri".


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