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Sirene cinesi per gli investitori italiani



MILANO. Ci sono ampi margini per migliorare l'export italiano in Cina. E anche la collaborazione finanziaria si fa più stringente, tanto che nei prossimi giorni saranno lanciati i primi Panda Bond. Italia e Cina si confrontano per un'intera giornata a Milano, in un forum finanziario al quale partecipano il ministro dell'Economia, Giovanni Tria e il suo omologo cinese Kun Liu che rimarca come "la Belt&Road (cioè la 'Nuova via della seta', Ndr) guiderà le future relazioni" tra i due Paesi. Milano così traccia una nuova tappa di una percorso comune. "La collaborazione e i rapporti commerciali con la Cina si sono intensificati, le esportazioni sono passate dai 9 miliardi di euro del 2010 a 13 miliardi nel 2018, a fronte di importazioni di 30 miliardi: sebbene l'export sia cresciuto nel tempo, esistono ampi margini" di crescita, spiega Tria. Che in serata annuncia: "Nei prossimi giorni lanceremo la prima emissione dei panda bond. Nell'ambito degli accordi siglati oggi i soggetti assicurativi di entrambi i Paesi cercheranno delle soluzioni congiunte per fondi e per capitali privati, inco- raggiando gli investitori dei rispettivi paesi a sottoscrivere i bond". Tria risponde anche a Fitch che martedì aveva pizzicato l'Italia ("Le riforme strutturali ci sono. C'è un piano azione approvato insieme al Documento di economia e finanza") ma il tema centrale rimane la Cina, per la quale traccia un percorso di sviluppo economico. "Le esportazioni del 2018 verso la Cina - aggiunge Tria - sono state solo il 3% del totale, mentre altri esportano il doppio: è molto importante il dialogo per l'attuazione di progetti comuni e di strumenti finanziari che sono essenziali, per cui servono accordi di libero scambio tra Cina e Ue". "Gli investimenti hanno superato i 200 milioni di dollari nel 2018: il prossimo daremo più spazio per la col- laborazione finanziaria", interviene il presidente della Bank of China, Liu Liange, al Forum tenuto a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, aggiungendo che "svilupperemo con- giuntamente il mercato verso i Paesi terzi sulla Via della seta e gli strumenti finanziari, mentre nel 2020 liberalizzeremo nuovamente gli investimenti finanziari all'estero". "Gli operatori finanziari e assicurativi italiani nutrono elevate aspettative sull'apertura del mercato cinese e auspichiamo che le norme annunciate siano varate con rapidità e creino effettive opportunità", interviene l'amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Fabrizio Palermo, con la Cdp che "è già presente in 60 aziende italiane che operano in Cina e che sviluppano un totale di 3,5 miliardi di fatturato su quel territorio" mentre "sul piano dell'equity abbiamo avviato contatti con fondi locali". A Milano anche il ministro delle Finanze cinese si gioca le sue carte. Ricorda come la Cina ha già ridotto l'Iva e che anche per questo il Paese continua a correre come una locomotiva, con il Pil cresciuto del 6,4% nel primo trimestre. "La Cina è abbastanza fiduciosa che l'economia cinese resti al 6,5% e promuoverà ulteriore riduzione di tasse, come l'Iva e le tasse alle Pmi". E non basta: "Le tasse sull'impor- tazione diminuiranno dal 9,8% al 7,5%" e "Il primo gennaio 2020 entrerà in funzione una legge sugli investimenti per operatori stranieri". Insomma, musica per le orecchie degli inve- stitori italiani.

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